L'annunzio del mio ritorno gli fece cadere dalle mani la forchetta, l'annunzio della mia accettazione alla sfida gli strinse la gola come un capestro. Addio maccheroni! non gli restava che l'onore da salvare, e poteva costargli la vita. Ecco il mio argomento sulla pazzia convalidato da un nuovo avvenimento; ove è il matto?... È quello che s'illude sul piacere di mangiare un piatto di maccheroni, o colui che lo richiama alle amare realtà della vita?... Lasciate dunque che l'uomo creda nei maccheroni, e non fatevi un vanto di lacerare le sue belle illusioni per mostrargli la canna d'una pistola o la punta d'una spada. Questo avvenimento che condanna la filosofia realista, condanna in pari tempo il duello. Il duello non prova nulla. Togliete un uomo ai maccheroni per darlo in preda alla morte; che cosa avete salvato?... l'onore, la verità, la giustizia?... Credere che un uomo che abbandona un piatto appetitoso per uccidere o restare ucciso possa salvare qualche cosa è una vera insania, che ripugna al buon senso. Esso non può salvar nulla, e può perdere tutto, i maccheroni e la vita. Due buone cose, delle quali ognuno ha l'obbligo di tener conto, e che pur troppo si giuocano sovente per una chimera!... Ma fin che dura il pregiudizio sociale del duello, sarà necessario lasciare i maccheroni per battersi coll'avversario, e quindi il dottore Canziani dovette alzarsi da sedere e disporsi al doppio sacrifizio.
Però tale risoluzione gli pesava assai, non si poteva decidere, e siccome nelle più gravi sventure la speranza è l'ultima che ci abbandona, così un raggio di speranza illuminò la sua mente scomposta. Egli esaminò con uno sguardo scrutatore i due testimoni, e sembrandogli di scorgere sul loro volto la calma dell'uomo senza pensieri, si mise a ridere cordialmente.... si sedette di nuovo.... aspirò con voluttà l'esalazione gastronomica che gli saliva dal piatto, e disse:
— Ho indovinato tutto!... è uno scherzo!...
Anche la calma dei testimoni lo aveva illuso; i testimoni sono sempre sereni, essi non hanno nulla da perdere, nè l'onore, nè la vita, nè i maccheroni. Ed essi dovettero rispondergli:
— Dottore carissimo, non si tratta di scherzi, ma di pura verità, e pur troppo d'una verità molto seria; — e Tobia soggiunse:
— Ella ha accusato di viltà il maestro, lo ha reso ridicolo a tutto il villaggio, lo ha sfidato all'ultimo sangue. Simili provocazioni non si possono accomodare; favorisca dunque di seguirci in un luogo più opportuno per convenire sulle condizioni.
Allora il tiranno, assumendo una posa tragica, si alzò, e dimenticando di togliersi il tovagliuolo, si mise a declamare sulla inopportunità di tali pretese.
— È troppo tardi!... — egli diceva dimenandosi furiosamente ed agitando il tovagliolo che gli scendeva sul petto. — È troppo tardi!.. il termine fissato da ogni convenienza è trascorso, il processo verbale è redatto e firmato in pieno ordine, l'ho aspettato abbastanza l'avversario, il tempo utile per ogni reclamo è trascorso, gravi occupazioni umanitarie reclamano le mie cure, e non posso nè devo trascurare i doveri del mio stato per secondare un capriccio.... — e si agitava furiosamente, guardando di sbieco i maccheroni, che svaporavano e diventavano freddi.
Tobia alzava le spalle con impazienza, e quando il dottore finì di parlare, gli rispose:
— Questa volta la prescrizione del medico non ha valore, è affatto arbitraria, è priva di diritto. Nessuna legge, nessuna abitudine, nessuna convenzione ha mai limitato il tempo di chiedere riparazione a chi ha ricevuto un oltraggio. Il maestro ignorava la sfida e le offese che la accompagnarono: appena di ritorno da una escursione, vedendo che tutti gli ridono in faccia ne domanda la cagione, e viene a scoprire la calunnia che lo rese ridicolo. Egli non ha perduto un istante di tempo, ci ha mandati ad avvertirla che non solo accetta la sfida, ma esige che il duello abbia luogo in modo tale da risarcire interamente il suo onore.