— E che cosa farebbe quel signorino se io mi rifiutassi di prestarmi ai suoi capricci... che lo espongono a commettere un delitto... e ad essere condannato in prigione per omicidio?...
— Che cosa farebbe! — soggiunse Tobia, — le darebbe uno schiaffo in pubblico!...
Il dottore diede un balzo, poi, gettandosi violentemente sopra Tobia! voleva metterlo alla porta.
— Insolente!... provocatore!... — egli esclamava, — siete voi colla vostra lingua di vipera che mettete tutto il paese in iscompiglio... voi colle vostre punture... colle maldicenze... colle calunnie, che spargete il veleno nelle famiglie tranquille, che aizzate le collere, che esagerate le offese... che inventate mille fandonie per suscitare le discordie ed accendere gli animi alla vendetta. Voi siete la peste del paese!...
A tali parole Tobia, che tremava per la bile concentrata, non potè più reggere, gettò lungi il lungo cappello a cilindro che faceva girare nelle mani convulse, si alzò in due tratti le maniche che gl'ingombravano i polsi, e alzati i pugni in aria si slanciò verso il medico. Esso erasi rifugiato dietro ad un tavolo; il farmacista fermò l'assalitore per le spalle, e nell'impeto della lotta caddero per terra con gran rumore le sedie, i libri, il calamaio, e tutti gli oggetti circostanti. Fu un tafferuglio del diavolo, che durò alcuni minuti. A quanto mi si raccontò, Uguccione Della Fagiuola era divenuto una iena, Lucchino Visconti un serpente a sonagli ed Ugolino Gonzaga si trovava trasformato in domatore di belve feroci, le quali avevano ridotto lo studio del dottore in una gabbia; l'organista voleva battere il tempo sulla testa del medico, e questi voleva cavar sangue per forza all'avversario. Il farmacista, privo d'ogni mezzo terapeutico per deprimere quelle convulsioni, non trovava al momento altro rimedio pratico all'infuori di quello di batterli tutti e due e menava colpi a dritta ed a sinistra per dividere i contendenti.
Ci volle tempo e fatica per raggiungere lo scopo. La musica dell'avvenire è meno fragorosa di quella che sonava l'organista, la medicina antiflogistica è più mite di quella che voleva esercitare il medico sull'avversario.
— Ammazzatevi in nome di Dio!... ma da galantuomini, — gridava il farmacista; — non è lecito rompersi la testa a pugni, il decoro esige che gli uomini onesti si sbudellino colle regole cavalleresche; cessate dunque dalle ceffate e dai cazzotti e usate le armi più nobili!... — Tobia abbrancava un dizionario per rompere la testa al medico.... — Alto!... ferma!... gridava il farmacista, arrestando il braccio furioso dell'assalitore... urlando con quanto fiato aveva in gola: rispettate la casa, rispettate l'ospitalità, ascoltatemi, uccidetevi in regola, a tempo e luogo opportuni.... Finalmente con improba fatica potè calmare quei furibondi e dividerli.
Ridotti in due angoli opposti, si guardavano in cagnesco, quando Gaspare nel mezzo, alzando le braccia minacciose verso entrambi, pronunciò la sentenza finale: — Capisco che ogni conciliazione è divenuta impossibile... ma cessi ogni lotta ignobile, e si porti lealmente sul terreno ogni questione per finirla con decoro ed onore. Allora di comune accordo vennero fissate le condizioni del duello, e scelte le armi. Tobia troverà un altro testimonio pel maestro, Gaspare un secondo padrino pel medico. Dopo il primo duello si potrà vedere se ci sarà motivo per un secondo assalto fra il medico e Tobia; per ora non si parli che del primo scontro. L'ora?... domattina, al levar del sole. Il luogo?... il prato delle quercie dietro il cimitero. Le pistole di misura normale, a quindici passi di distanza, col diritto di tirare a volontà, e di avanzarsi per iscaricare le armi, anche a bruciapelo.
Poichè il dottore ebbe accettate tutte le condizioni, i due padrini vennero a farmi la relazione dell'affare conchiuso, narrandomi esattamente i più minuti particolari di quell'episodio tragico-comico, finito con alcune contusioni da ambe le parti, che precedevano gli ulteriori ferimenti, come l'antipasto il banchetto!
Ascoltai con amarezza il racconto di quelle scene volgari, che incominciando la lotta con assalti villani, toglievano al duello il carattere cavalleresco che solo può renderlo tollerabile. Ma come fare?... Non toccava a me decidere quanto i costumi grossolani del villaggio avessero pregiudicata la questione rendendola ridicola. Io poteva soltanto deplorare la sorte che mi condannava a subire una legge assurda in sè stessa, resa affatto inconveniente dalle circostanze. Ma non mi era possibile ritirarmi senza far ricadere sopra di me solo i torti altrui. Ho dunque accettate tutte le condizioni senza commenti, approvando l'incarico assunto dai due primi testimoni, da completarsi, trovando gli altri due che mancavano.