Osservandola attentamente io andava sempre più confermandomi nel sinistro progetto di farne la conquista, e per facilitarmi le operazioni dell'assedio trovai necessario di prendere alcune precauzioni, predisponendo le cose in modo che gli approcci alla fortezza non riuscissero sospetti. Dissi che mi dilettavo di pittura, occupando le ore che mi restavano libere dopo la scuola a riprodurre le più belle vedute del paese. Mostrai il desiderio di copiare quella stupenda cascata; e questo primo stratagemma mi riuscì a meraviglia. Mi rispose ch'io non ero il primo che mandasse ad effetto tale divisamento, avendo già veduto varii artisti seduti per intiere giornate sotto un albero disegnando il paesaggio. Mi offersero anzi l'ospitalità, se avessi bisogno di riposo, e la loro ingenua cordialità avrebbe dovuto farmi subito desistere dalla mia scellerata macchinazione.
Non intendo giustificare un attentato che ora risveglia i miei rimorsi e mi fa arrossire di vergogna, ma credo d'aver diritto di reclamare le circostanze attenuanti. Se la bellezza della greca Frine la fece uscire dall'Areopago assolta da ogni accusa, io sono convinto che all'aspetto della mugnaia i miei giudici non potrebbero essere più severi dei vecchi senatori d'Atene e dovrebbero giudicare con indulgenza un giovane di vent'anni che aspirava alla conquista della Frine del mulino.
Fatto sta che alcuni giorni dopo la prima visita volli eseguire alcune ricognizioni nei dintorni della fortezza, per conoscere i movimenti del nemico, e riuscii a scoprire le ore precise delle uscite giornaliere del presidio.
Il presidio nemico si concentrava naturalmente nel mugnaio, ed io, nascosto dietro una roccia, lo vidi varie volte alla solita ora comparire sopra il suo asino, sul vertice d'una collina dietro la quale s'ascondeva il mulino. E dopo tanti anni mi pare ancora di vederlo. L'asino, il sacco ed il mugnaio formavano un gruppo d'una mezza tinta uniforme come il marmo piramidale secondo le leggi scultorie, e spiccava pittorescamente sul verde scuro del bosco che formava il fondo del quadro. Mi riuscì dunque agevole impadronirmi del mulino in un momento opportuno, e gettare qualche razzo incendiario, in via d'esperimento. Tentativo fallito!... La minaccia d'una vigorosa risposta mi consigliò subito a battere la ritirata, aspettando una migliore occasione per ritornare all'assalto.
L'assedio procedeva regolarmente, con tutte le regole indicate dall'arte. Al mattino andavo a disegnare la cascata: era una finta necessaria per ingannare il nemico sui miei movimenti; più tardi rientravo al bivacco, cioè facevo colazione al mulino coi commestibili che portava meco per alimentare la truppa all'assedio. Talvolta mi procacciai qualche ghiotto boccone, e dell'ottimo vino... sperando di prenderla per la gola, ma i miei tentativi riuscirono vani. La mugnaia accettava cordialmente le mie offerte, se le divorava senza cerimonie, e colla stessa semplicità mi obbligava di prendere i suoi frutti secchi, il pesce fritto e la polenta del mulino. Era uno scambio di cortesie leali e nulla più. Io approfittava di quei momenti per avanzarmi di qualche passo, colle parallele del sentimento, ma essa mi rispondeva con un'artiglieria che distruggeva le mie operazioni preparatorie, e rendeva vane anche le piccole scaramuccie.
Stanco e annoiato di perdere tanto tempo senza frutto, un giorno, con un rapido movimento, girando la posizione di fronte per l'ala sinistra, volli tentare di prendere la piazza con un ardito colpo di mano. Ma anche questa sorpresa ebbe un esito infelice... e pericoloso. Sono sfuggito per miracolo ad un rovescio, che mi avrebbe causato delle gravi perdite, se avessi mancato di quel genio che guidava il principe Carlo d'Austria nelle sue ritirate davanti l'impeto degli eserciti del primo Napoleone.
Con destrezza insuperabile ho salvata la testa! le difficoltà si facevano sempre più gravi, la fortezza presentava una resistenza insormontabile, ed io rientrava sovente nei miei quartieri ferito nell'orgoglio, e talvolta anche altrove, ma spinto da ogni nuova ripulsa a tentativi più arditi.
Una sera me ne tornavo dall'attacco rimuginando col pensiero qualche astuzia guerresca, quando sentii Bitto da lontano che abbaiava allegramente, come soleva fare incontrando gli amici. Infatti alla svolta del monte vidi una brigata di persone che avanzava dalla mia parte. Era la famiglia Bruni, e il dottore con sua moglie che facevano una passeggiata vespertina.
Quando mi furono dappresso, m'avvidi che si scambiavano delle occhiate d'intelligenza, e che ciascheduno aveva un sorriso o un sogghigno sulle labbra.
— Oh... quale sorpresa! — esclamò il signor Nicola, — il maestro Daniele da queste parti... a quest'ora....