Camminavo in silenzio dopo qualche istante, quando un magnifico falco attraversando la valle ci passò rapidamente davanti gli occhi, penetrando nel bosco vicino, dal quale dopo uno stormire di fronde s'intese un confuso cinguettìo, e si videro uscire alcuni uccelletti spaventati.
— Un bel falco!... — dissi io.
— Bello, ma crudele!... — essa mi rispose. — La bellezza è un dono della sorte, non è un merito; e, — proseguì, — se la bellezza non è accompagnata da buon cuore e da onestà, io la compiango. Quando vedo un falco, non penso alla sua bellezza, ma al dolore dei poveri uccelletti che avranno il nido invaso e insanguinato dal rapitore, che, portandosi via la madre a tradimento, mette il padre in disperazione, e lascia i piccini nell'abbandono.... Mio Dio! quante vittime per una preda!...
Io sentiva che i colpi venivano al mio indirizzo.... e che erano meritati.
Pensai seriamente alla colpevole leggerezza che mi valeva quella severa lezione. Anch'io come il falco grifagno tentava rapire la pace ad una onesta e tranquilla famiglia... che nel suo eremo, ai piedi delle Alpi, non era ancora abbastanza riparata dalla rapacità d'un cuore spietato.... Ma almeno il falco cercava una preda per vivere.... io invece facevo il male per soddisfare un vano capriccio.... per saziare un desiderio colpevole.... per distrarmi da un dolore profondo con una insidia.... per vendicarmi contro persone innocenti dei mali prodotti dalla mia dabbenaggine!... ed ecco che come al solito io compariva peggiore della bestia.... più crudele del falco.... e meno fortunato di lui, perchè non avevo nè la sua destrezza per cogliere la preda, nè le ali per fuggire dalle maledizioni delle vittime!...
Io invidiava la sorte di quell'uccello di rapina, che dopo il delitto poteva almeno volare in lontane regioni, ove si ignoravano le sue prodezze sanguinose!... io invece non potevo nascondere la vergogna davanti al mio giudice.
Tuttavia sentivo il bisogno di rispondere qualche cosa; ma misurando i miei torti non trovavo giustificazioni ammissibili, e mi sentivo così aggravato, che proruppi in queste parole:
— Agata, avete ragione, disprezzatemi, io sono un uomo abbietto!.... se fossi vicino ad un precipizio, mi vedreste scomparire dai vostri sguardi....
— Con un delitto non si ripara una colpa.... — mi rispose freddamente.
Allora mi venne il pensiero ch'essa mi credesse forse più colpevole che in fatto non era, e volli giustificarmi.... per non essere condannato in contumacia.