— È dunque un matrimonio infelice?

— Non dico questo.... ma non è troppo felice.

— Così presto!... — io esclamai. Poi volendo dissimulare la mia sorpresa e l'emozione, mi versai da bere; procurai di mostrarmi freddo e distratto, lasciai passare qualche tempo, cacciando giù un boccone per forza, poi soggiunsi:

— Se non m'inganno, mi pareva che la contessa Savina avesse sposato un signore....

— Sicuro, ha sposato un signore della più alta nobiltà, molto ricco, ma scialacquatore.... un vizioso, un donnaiuolo, un beone.... un cattivo soggetto.

— Diamine!... come mai ha potuto innamorarsi d'un tal personaggio?

— Innamorarsi, — disse mio zio, chiudendo gli occhi ed alzando le spalle, — sai bene che i gran signori si maritano senza conoscersi, guardano al nome ed alle sostanze e basta. Il conte Azzone di Montegaldo aveva tutte le qualità richieste per fare un eccellente matrimonio. Appartiene a famiglia ricchissima e d'antica nobiltà, ed avrebbe potuto scegliere fra i migliori partiti; ma non ci pensava nemmeno, vivendo gran parte dell'anno a Parigi, ove si dice che tenesse una famiglia.... illegittima. Sembra che gravi perdite al giuoco lo abbiano costretto a cercare una dote, non essendogli possibile di trovare del denaro sugli stabili coperti da ipoteche. Col suo matrimonio ha potuto pel momento riacquistare il credito e chiudere le breccie.

Meno male se avesse fatto giudizio, ma si pretende a Milano ch'egli continui la tresca, e non abbia abbandonato il giuoco, nè gli stravizii. Intanto la povera moglie oltraggiata paga le spese.

— È un'infamia!... — io gridai; — questo non è un matrimonio, ma è piuttosto la prostituzione legale della donna!... Se le leggi fossero giuste per tutti, il conte di Montegaldo dovrebbe essere condannato all'ergastolo, come coloro che tradiscono la buona fede e l'innocenza!... come i ladri.... come i frodatori.... come i sacrileghi.... — e non sapendo più frenare la mia esaltazione, fuori di me dalla indignazione, acciecato dalla collera, diedi un pugno così potente sulla tavola, che feci saltare le stoviglie, le posate, i bicchieri, e ruppi una bottiglia inondando la mensa di vino.

Mio zio rimase sbalordito, la Rosa accorse al rumore, io abbassai il capo confuso e pentito della mia escandescenza.