— Finito di sicuro, — osservò mio zio, al quale premeva togliermi ogni speranza; — finito per varii motivi: primo, perchè bene o male maritata essa appartiene per sempre a suo marito; secondo, perchè è donna onesta e virtuosa fino allo scrupolo, e questo te lo diranno tutti; terzo, perchè se la natura ti aveva spinto verso di lei con tanta violenza, vuole onestà che tu faccia ogni sforzo per starle lontano, evitando ogni pericolo che possa aggravare la sua infelicità, e renderti colpevole di maggiori sventure.
— Le ripeto che non ci penso nemmeno, — risposi, — e che anche se fossi tanto pazzo da pensarci, credo di essere un galantuomo, e di non aver mai fatto dubitare della mia condotta.
Lo zio si mostrò soddisfatto della mia dichiarazione, ma io credo che egli realmente prestasse poca fede alle mie parole, come io stesso non era convinto che fra me e la contessa Savina tutto fosse finito.
XVI.
Il giorno seguente mio zio partiva pei bagni, lasciandomi travedere d'aver modificato le sue idee sul mio conto, mostrandosi sempre meno propenso a favorire il mio ritorno a Milano, e sempre più convinto che la ferita che aveva colpito il mio cuore non fosse ancora perfettamente cicatrizzata. Io cercavo di persuaderlo della mia completa guarigione, ma egli mi ascoltava con diffidenza implacabile, dimenando la testa in segno di dubbio, ed atteggiando le labbra ad uno spietato sorriso. Non desidero a nessuno d'aver per giudice negli affari d'amore un canonico.
Dopo la partenza di mio zio incominciai a mulinare mille progetti, uno più assurdo dell'altro. L'amore eccita l'immaginazione come le bevande alcooliche, e suscita la pazzia. Ma ogni pazzia ha i suoi lucidi intervalli, e quelli sono i peggiori momenti; infatti la ragione che entra in un cervello malato produce l'effetto d'un raggio di sole che entra negli occhi di chi soffre d'oftalmia. Nei momenti d'esaltazione ero felice. Pensavo che un giovane coraggioso trova mille strade aperte per far fortuna; basta muoversi, cercare, abbandonare la squallida solitudine per gettarsi nella folla e nell'onda sociale. Maledetta la bonaccia! essa tiene sempre immobile allo stesso posto, e lascia morire di fame. Nella tempesta sono le grandi emozioni. La burrasca sommerge o getta i naufraghi sulla spiaggia. Nel primo caso è finita presto ogni pena, nel secondo si va a rompersi le ossa sopra uno scoglio o si arriva in un'isola. Meglio morire sopra uno scoglio che in bonaccia; la morte più rapida è la migliore. L'isola potrebbe essere abitata dai cannibali, ma la cosa è incerta; in ogni caso è sicuro che in società chi non mangia sarà mangiato, e quindi un povero diavolo non perde nulla cadendo nell'isola dei cannibali.... Ma se fosse un'isola fortunata, gioconda, aurifera, piena di tesori? Allora si conquista l'isola, si uccidono gli abitanti, e si ritorna al paese ricoperti di gloria e di ricchezze!... Le ricchezze sono la potenza universale; colle ricchezze si ottiene ogni cosa.... Io ritornerò a Milano in carrozza a quattro cavalli, diventerò l'amico del conte di Montegaldo, giuocherò i miei tesori per ottenere d'essere presentato a sua moglie. Diventerò l'amico di casa, quello che gode piena fiducia.... e potrò fuggire colla contessa Savina, fuggire lontano dall'Europa corrotta, lontano da questa vecchia ed inferma società che vaneggia inutilmente per legalizzare i suoi disordini, per riparare le sue miserie, per trovare il bandolo di tante matasse!
Fuggiremo in un'isola di meravigliosa bellezza e fecondità come Taiti o Madera, ridente come il golfo di Napoli.... rinnoveremo la storia del Paradiso terrestre.... senza il serpente!
Tali erano le fantasie del mio cervello esaltato.... i momenti migliori della mia vita!... un po' di poesia fra la prosa di tante volgari realtà.
Nè certo sarei andato a cercare il dottore Canziani per farmi guarire colle sue droghe del solo bene che m'era conceduto.... i miei sogni!