— Daniele, — mi disse, — se questo denaro non bastasse a procacciarti il benessere d'una vita agiata, non aver riguardo di scrivermi, sono disposto a fare maggiori sacrifizii, compatibilmente al mio stato, pur di vederti felice, nei limiti delle cose lecite e oneste. Procura di star sano ed allegro, cerca le distrazioni permesse, e fa ogni sforzo per correggere il tuo carattere capriccioso, leggero, eccitabile, fantastico.... e cocciuto nel voler l'impossibile. Avvezzati a prendere il mondo come sta; Dio l'ha creato così ne' suoi imperscrutabili disegni, e gli uomini si travagliano invano per riformarlo: l'uomo è impotente a modificare l'opera di Dio! Cammina dritto per la tua strada, non desiderare nè la roba nè la donna d'altri, non fidarti al prestigio del frutto proibito che ha perduto i nostri progenitori, contentati di quello che puoi raggiungere senza sforzi, nè frode, nè violenza, nè colpa. Chi esce dalla propria via per gettarsi nelle avventure non trova che precipizi. Domina le tue passioni colla ragione, non chiuderle in seno come una mina pericolosa. Non essere ambizioso, non aspirare alla conquista del vello d'oro; credi alla mia vecchia esperienza, tutto è vanità sulla terra.... vanità delle vanità!... Infine dei conti i piaceri leciti sono i migliori: una stanza calda l'inverno e fresca l'estate, un buon letto, una buona cucina, una cantina ben fornita, vivere nella calma onestà, guidati sempre dalla coscienza tranquilla.... —

Discorsi da canonico!... Io diceva fra me, ascoltandolo con rispettosa attenzione. Lo ringraziai del dono e delle offerte, e gli promisi di fare il possibile per contentarlo. Ma io vedevo la vita proprio tutto il contrario di lui. Questione di lenti!... Io guardavo le cose attraverso la gioventù, ed egli attraverso la vecchiaia.

Essendo il tempo delle vacanze autunnali, m'offersi di accompagnarlo fino a Como; ma egli non volle accettare la mia compagnia che fino a Colico; e giunti colà, mi diede un abbraccio cordiale e mi obbligò a retrocedere. M'avvidi che entrambi avevamo pensato agli incontri fortuiti sui battelli a vapore del lago nella stagione d'autunno. Colla differenza però ch'egli diceva:

— Guai!... — ed io.... — Magari!...

Rifacendo la strada pensavo alle delizie che il mondo m'offriva, ed alle misere condizioni che mi obbligavano a rinunziarvi. Io avevo le ali.... come i polli, che la natura ha forniti di questi organi che potrebbero innalzarli al disopra dell'uomo, ed essi si lasciano prendere bonariamente, e mettere allo spiedo!

Sentivo dentro di me un bollore di sensazioni diverse, mille desiderii confusi, aspirazioni e bisogni contrari, e dovevo rinunziare ad ogni cosa.

Amori sublimi ed eterei.... amplessi positivi e terreni, idealismo e realismo.... contessa e mugnaia, tutto m'era interdetto.

La prima era troppo alta.... la seconda troppo bassa!... e così la sorte mi condannava a girare intorno al mio asse, sempre ad eguale distanza dal sole e dalla luna, perduto negli abissi dell'universo come un bolide.

Venni assalito da una profonda melanconia, che si alzava nel mio animo come la nebbia d'autunno che ci asconde gli oggetti. La vita ha bisogno d'uno scopo; vivere per vivere è la cosa più sciocca del mondo.

Andavo vagando colle mani in tasca, il sigaro in bocca, il cappello da una banda, e il naso in aria, aspettando che cadesse qualche cosa dal cielo per rompere la monotonia della mia vita.