Era un dono della zia badessa.
Finiti i pochi libri che aveva portati dal convento, Silvia sentiva il bisogno di nuove letture, e s'indirizzava alle amiche vicine, le quali le consegnavano di soppiatto le opere in voga. — La Marfisa Bizzarra, poema del conte Carlo Gozzi. — II Tirsi e il Narciso, di Apostolo Zeno. — Il Re Pastore e L'Astrea placata, di Metastasio. Questi libri accendevano il suo entusiasmo, allargavano il ristretto orizzonte delle sue idee, le facevano battere il cuore, e versava torrenti di lagrime. Nel bisogno di comunicare le sue emozioni ad un amico, aspettava Valdrigo in giardino, lo invitava a seguirla sotto l'ombre del boschetto, e colà narrava ingenuamente i suoi trasporti di ammirazione per le pagine divorate nella cameretta solitaria.
Valdrigo ascoltava con un'aria di affettuosa compassione, o di muta sorpresa; la giovinetta lo interrogava ansiosa:
— Cosa pensate di Carlo Gozzi?
— Scipito, rispondeva Vittore con un sospiro.
— E di Apostolo Zeno?
— Noioso.
— Ah! non potete negare che Metastasio non sia uno de' più grandi poeti?
— Lo nego!
— Come! avreste il coraggio di non piangere ai suoi drammi? di non rimanere commosso alla lettura de' suoi versi?