O percorreva la laguna sulla barca di Beppo osservando da lontano lo stupendo spettacolo della città, che pareva galleggiante sulle acque trasparenti, come un'isola fantastica, troppo bella per rimanere sulla terra, troppo grave di peccati per salire verso il cielo. Un giorno invaso da' suoi sogni poetici, rimase lungamente immobile nella barca a contemplare Venezia lontana immersa in un velo di nebbia che la rendeva più bella del solito, e ritornando alla riva si trovò tutte le membra intirizzite dal freddo. Entrò allora in una bettola, e per riscaldarsi tracannò in tutta fretta uno dopo l'altro alcuni bicchieri di vino di Dalmazia, e uscì tosto a passeggiare al sole sulla riva. Vagando da una strada all'altra si trovò in Campo San Giovanni e Paolo, e sentendosi stanco entrò in chiesa ove andava sovente ad ammirare le cospicue opere d'arte che abbondano in quel Pantheon delle Venete glorie.
La luce esterna entrava nel tempio illanguidita e variopinta attraversando le ampie invetriate a colori; le lampade accese davanti gli altari gettavano un riflesso rossastro sulla penombra dei monumenti, l'odore dell'incenso si spandeva nella grave atmosfera, e contribuiva a rendere misterioso e solenne il sacro luogo. Valdrigo entrando a destra si sedette dirimpetto al monumento lavorato da Pietro Lombardo, e si mise a contemplare con un occhio istupidito l'urna sepolcrale, portata sul dorso da tre guerrieri, sulla quale s'erge la statua del doge Pietro Mocenigo. Tutto ad un tratto gli parve di vedere che i guerrieri si movessero, e che il principe scosso dal lungo sonno aprisse gli occhi. Un brivido gli passò per il corpo, si levò in fretta, fece alcuni passi e si sedette nuovamente in faccia al Mausoleo del generale Orsino, ma levato lo sguardo vide le statue della Prudenza e della Fede che si abbassavano per salutare la statua equestre dell'eroe, il quale agitando leggermente le gambe sembrava voler conficcare gli sproni nel ventre del cavallo per farlo avanzare. Valdrigo, sbalordito, mandò un grido di sorpresa, poi chiusi gli occhi si mise a urlare di spavento. Poco dopo sentendosi cadere dell'acqua sulla fronte riaperse gli occhi e si trovò circondato da una folla d'individui. Allora parve si facesse animo perchè ringraziava gli astanti, ma poco dopo soggiunse: — Voi siete certamente gli eroi di queste tombe mossi a pietà del mio male. Grazie, Capitano Orazio Baglioni, grazie, illustre Bragadino, e voi che mi guardate, serenissimi principi Vendramino, Loredano, Morosini, Cornaro, lasciatemi in riposo, e ritornate in pace ai vostri Mausolei...
XX.
Alla mattina seguente Valdrigo ritornando alla sua dimora trovava i poveri pescatori nella più grande inquietudine. Maddalena appena lo vide gli si fece incontro dicendogli:
— Non ha avuto disgrazie?... Ove ha passato la notte?
— Nessuna disgrazia... ho passato la notte tranquillamente in un buon letto, in casa del sagrestano di san Giovanni e Paolo...
— Come?...
E qui le raccontò ingenuamente l'effetto impreveduto del vino di Dalmazia, ajutato dall'incenso e dalla fantasia predisposta alle allucinazioni. Gli eroi che lo circondavano in chiesa erano naturalmente i devoti attirati dalle sue grida, e il sagrestano accorso con dell'acqua per calmare le sue sofferenze. Il bravo uomo mosso a pietà per l'accidente del giovane, e conoscendo per pratica che un buon sonno lo avrebbe guarito, non volle deporlo sul lastrico, e assistito da' suoi colleghi lo trasportò sopra un letto in casa sua, seguendo la massima cristiana «fare agli altri quello che si vorrebbe che fosse fatto a sè stessi.»
L'apprensione degli ospiti, e certi sospetti di Maddalena finirono con una bella risata e con l'osservazione dell'artista: che se il vino di Dalmazia fa risuscitare i morti, minaccia per riscontro di far morire i vivi.
Intanto erano trascorsi alcuni mesi dal giorno ch'egli s'era proposto di darsi seriamente al lavoro senza che nessuna opera compiuta fosse uscita dalle sue mani, meno alcuni ritrattini che gettava giù in fretta per guadagnare qualche cosa e non rimanere di aggravio a sua madre. Come le api che cercano il miele su tutti i fiori egli cercava un alimento al suo spirito sulla superficie delle arti, ed evitava di penetrare nel fondo ove si trova la gloria, ma a prezzo di sudori e di stenti. In quel tempo l'atmosfera di Venezia era pregna di molecole soporifere e di emanazioni debilitanti, che penetravano nelle fibre umane come una fatale epidemia e le rendeva floscie e cascanti. Valdrigo invaso da una passione infelice sciupava il genio improvvisando versi ispirati dalla sua diva, o gettava sulla carta degli schizzi di quadri futuri, o prendeva il violino e trasfondeva la sua anima sulle corde armoniose, dalle quali cavava delle espressioni che mancano alla parola umana, ed erano i suoi lamenti dolorosi, o il canto delle sue aspirazioni.