Valdrigo, quasi uscito di senno, rientrava in casa cogli occhi stralunati, ribaltando l'arcolajo della nonna che seduta pacificamente sull'uscio, stava dipanando una intricata matassa. Rientrato in stanza diede un calcio così potente al cavalletto che mandò in aria la tela la quale ricadde sull'armadio sopra alcune tazze di caffè che volarono in mille scheggie, ribaltò un tavolo che sosteneva i colori e i suoi libri; l'olio da dipingere andò ad allagare le sue carte, le sedie andarono a cadere sulle sedie, e v'ebbe un tale baccano indiavolato che tutti i vicini si gettarono alle finestre per vedere se cascava il mondo.

La Maddalena spaventata corse precipitosamente nella stanza, e vide una specie di caos, e Valdrigo ai piedi del letto privo di sensi. Chiamò aiuto; Beppo giunse dalla riva, e vedendo il quadro rovesciato lo levò dall'armadio, e l'osservò attentamente; per fortuna era salvo meno qualche striscia, se lo prese con molte precauzioni, e lo trasportò in una stanza più sicura.

Maddalena spruzzava con acqua fresca il pallido volto del giovane, Marta apportava dell'aceto, Beppo ritornava nella stanza, e levando da terra Vittore, lo spogliava, e lo collocava nel letto. Ma tutte le loro cure non valsero a fargli riavere i sensi smarriti. Beppo corse alla più vicina farmacia, e poco dopo ritornò con un medico il quale esaminato attentamente il malato lo dichiarò in grave stato per violenta congestione cerebrale, gli fece un abbondante salasso, ordinò dei senapismi alle gambe, ed il riposo assoluto.

Nei vaneggiamenti della febbre egli mormorava delle parole confuse fra le quali l'attenta Maddalena udì sovente il nome di Silvia.

La malattia perseverava nella sua gravità e quindi i poveri pescatori pensarono di avvertirne la madre col solito mezzo del curato, indicato da Valdrigo. Beppo andò a prenderla a Mestre, e la buona Rosa accorse al letto del figlio che la riconobbe e mostrò coi cenni il contento di averla vicina e con uno sguardo commosso ringraziò Maddalena alla quale attribuì la delicata attenzione. La Rosa e Maddalena vegliavano al letto dell'infermo e gli prodigavano tutte quelle cure che i più nobili affetti ispirano alla donna e che sono i validi ausiliari della scienza. La buona madre chiedeva alla fanciulla le origini della malattia di suo figlio, ed essa rispondeva che il medico accusava il sole di aver causato l'accesso, ma non si mostrava convinta del giudizio; le rivelazioni raccolte l'avevano persuasa che se Vittore era vittima delle funeste influenze d'un astro, quell'astro non dovea essere il sole.

La bellezza di Maddalena, e le sue attente e perseveranti prestazioni convinsero ben tosto la chiaroveggenza della madre dell'affetto della fanciulla per suo figlio, e la andava studiando col più vivo interesse cercando di scoprirne le diverse qualità, i pregi e i difetti per trarne partito a suo tempo. Le loro reciproche confidenze a mezza voce servivano all'intento: e in pochi giorni la Rosa fu convinta che Maddalena era una buona ed onesta ragazza, che avrebbe potuto formare la felicità di Vittore.

A poco a poco il male diminuiva d'intensità, e il medico nelle sue visite aveva cessato di far quei cenni colla testa che volevano dire — affar grave! — Il malato incominciava a parlare, e quando la Rosa si trovava sola con lui lo interrogava da lontano sugli ospiti. Non tardò ad avvedersi, con sua grande sorpresa, che il figlio non pensava punto a Maddalena, o l'amava colla riconoscenza d'un amico, colla affezione d'un fratello.

Valdrigo teneva chiuso in seno il segreto del suo amore infelice, e della fatale sorpresa che lo aveva colpito, egli spiegava i sintomi provati, i capogiri, l'esaltazione cerebrale e la successiva spossatezza, ma ne taceva le cause.

Maddalena custodiva il segreto delle confidenze della febbre, forse per delicato sentimento, forse per iscoprire più facilmente le traccie della possente rivale. Ma il suo amore rinchiuso cresceva d'intensità in ragione della pressione sofferta e le sue guancie impallidivano, e i begli occhi illanguiditi rivelavano le interne lotte d'una passione agitata dalla gelosia.

La Rosa attribuiva l'abbattimento di Maddalena alla veglie prolungate, e le ne faceva un merito presso Vittore, il quale voleva pagare il suo debito di riconoscenza colle più dolci espressioni, cogli elogi più eloquenti che inacerbavano la piaga; e credendo di recare il balsamo apportavano il fiele.