Il medico propose che la convalescenza si facesse in campagna, e questo consiglio piacque al malato ed alla madre; dispiacque a Maddalena. Ma la Rosa se ne avvide e trovò un pronto rimedio. Essa voleva ricompensare in qualche modo le cure che gli ospiti avevano prodigate a suo figlio, e si proponeva in pari tempo di secondare l'affetto di Maddalena, e di ottenere da Vittore un sentimento pari che li avrebbe resi entrambi felici. Invitò dunque Maddalena ad accompagnarli a Saltore, e a rimanersi qualche tempo con loro. A questo invito un lampo di felicità brillò negli occhi della amorosa fanciulla, tanto più lieta quanto più Vittore ne sembrava soddisfatto. Qualche difficoltà insorta per le opposizioni di Beppo e della vecchia Marta venne presto appianata dalla volontà di Maddalena, e dalle promesse della Rosa, e prese le opportune disposizioni partirono per Mestre nella barca di Beppo. Colà presero a nolo una vettura che li condusse felicemente a Saltore.

XXII.

Era di primavera. Le prime fogliette spuntavano dagli alberi, e l'aria tiepida esalava il soave profumo delle prime violette. La giovane veneziana non era mai uscita dal suo nido, la sua infanzia s'era passata sulle rive della laguna, in un'aria pregna di emanazioni saline, commista all'ingrato tanfo dei canali ed alle esalazioni di pece delle barche. I suoi occhi avvezzi all'azzurra superficie dell'acqua, o al freddo aspetto dei muri, non si erano mai posati sopra una vasta campagna. Essa non aveva mai contemplato la natura rurale che nei prodotti degli orti delle isole, esposti nei cestoni dell'erberia; e i pochi alberi dispersi fra le case, e i modesti vasi di garofani e geranei della sua finestra, erano per lei i soli rappresentanti del regno vegetale.

Il movimento continuo della città, il canto dei gondolieri, le ciarle delle donnicciuole, le baruffe dei facchini, le diverse grida dei pescatori e dei vari venditori ambulanti che annunziano per le strade le loro merci avevano sole risuonato alle orecchie della fanciulla, con l'accompagnamento delle musiche dei menestrelli vagabondi, e del suono delle campane, tutti rumori che confusi fra loro danno un certo suono generale che si potrebbe chiamare la voce delle calli di Venezia.

Al Saltore la scena era affatto diversa, il silenzio della notte non era interrotto che dal canto dei grilli e da qualche latrato dei cani, al giorno era la canzone degli uccelletti fra gli alberi, le varie voci degli animali domestici, lo stormire delle fronde agitate dagli aliti della primavera.

Il verde tappeto dei prati si smaltava di bianche margherite, e gli armenti vaganti per la campagna mandavano i loro muggiti, come un saluto alla pace che regnava dovunque.

Nella rustica dimora, l'abbondanza prodigava i suoi doni. Non era più come a Venezia, ove ogni cosa si misurava in proporzioni meschine, ove sul tavolo della cucina si vedeva una libbra di farina, un bicchiere di latte, un cavolo, un pollo, un piattello d'insalata; nella cucina del colono entravano ampi catini di latte, cesti ricolmi di erbaggi, il farinaio riboccava di farina, gli scaffali di formaggi, e dalle travi affumicate pendevano i salami ed il lardo. Il cortile brulicava di polli, e il bravo Osvaldo aveva introdotto sotto al portico alcuni alveari che gli davano ogni anno un miele dorato, eccellente.

Rosa faceva gli onori della casa alla sua ospite meravigliata di tanta agiatezza, sorpresa del nuovo spettacolo dei costumi campagnuoli.

Durante l'assenza della moglie, Zammaria era un uomo impacciato e disperato. La casa gli pareva un deserto, i polli erano inquieti, il majale grugniva dalla fame, il gatto miagolava, il cane da guardia giaceva malinconico in un angolo del cortile, dopo d'aver invano cercato la sua padrona da ogni parte. Il ritorno di Rosa fu una vera festa per tutti, il cane le saltava addosso urlando ed abbajando dalla gioia, tutti gli animaletti le correvano incontro, il maiale dava segni evidenti di soddisfazione, i figliuoli la baciavano, e Zammaria sbalordito rimaneva immobile in mezzo del cortile, si cavava la beretta di lana per inchinare Maddalena, e rideva colla bocca, mentre due grosse lagrime di consolazione gli correvano giù per le guancie.

La Rosa gli corse fra le braccia, lo baciò in viso e tutti entrarono in cucina. Allora disfatti i bagagli saltava fuori una bella giacchetta pel marito, una berretta col fiocco per Osvaldo, e fazzoletti rossi e variopinti per gli altri. Poi vennero i rinfreschi, il latte, le frutta per la bella veneziana, che tutti guardavano colla bocca spalancata e gli occhi sorridenti.