Maddalena osservava quel quadro di felicità, e pensava come sarebbe bella la vita in questa pace, accanto all'uomo amato, in mezzo ad una famiglia contenta! La Rosa presso a poco pensava egualmente, e rifletteva che per Vittore una signora sarebbe una vera disgrazia, una contadina troppo poco, e faceva i suoi castelli in aria. Si potrebbe, diceva fra sè, restaurare la casa con poca spesa, Vittore farebbe dei bei santi per le chiese, Maddalena lo renderebbe felice, e mi assisterebbe nelle faccende di famiglia, saremmo tatti uniti! e si proponeva di mandare alcune candele alla Madonna della Neve per ottenere questa grazia.

Vittore per sua parte pensava: — Silvia è la più divina creatura che abbia vissuto sulla terra, i suoi sguardi mi sono fitti nel cuore con indelebile fermezza, mi par sempre di vedere quell'occhio limpido e profondo, azzurro come il cielo, veggo sempre la sua bocca soave, ahimè la sento ancora sulle labbra!

Orgoliosi! egli ripeteva fra sè, orgoliosi! gettare un fiore del paradiso fra le braccia d'un vecchio consumato dagli stravizi, soffocare le aspirazioni di quel cuore innocente per considerazioni ambiziose!... No! essa non può essere rea d'un oblìo contro natura, essa fu vittima d'un pregiudizio fatale!... — E la sua mente lottava e si agitava fra l'amore e l'odio, fra l'affetto per Silvia, fra il disprezzo pei nobili inumani, e quella violenta passione dominava tutte le facoltà di quell'anima esaltata dalle aspirazioni del cuore e amareggiata dai disinganni della vita!

Nelle ore della solitudine, Valdrigo viveva concentrato in sè stesso coi pensieri condensati dall'affetto, evocava le immagini del passato, riviveva nei giorni felici, conversava col suo idolo, lo circondava d'un prestigio fantastico, lo adorava con tutte le forze del cuore. Richiamato alla vita reale da qualche accidente volgare, chiudeva nel cuore e nella mente le sensazioni e i pensieri reconditi, come si chiudono le lettere d'una amante riamata entro ad una cassettina segreta per rileggerle e ribaciarle a suo tempo; e usciva dalla sua stanza col volto sereno, coll'aspetto tranquillo, avendo preso il partito di dissimulare le interne agitazioni con una superficie calma, di vivere con lei sola nella segreta intimità dell'anima, e di vivere con tutti secondo le convenienze della comune esistenza.

La gratitudine che provava verso Maddalena per le cure ricevute lo obbligava a mostrarsi cortese ed affettuoso, ed a renderle gradevole e lieto il soggiorno di Saltore. Quindi scherzava con lei, e le indirizzava sovente quei complimenti abituali, che i giovani usano con le ragazze, e sono parole che spuntano spontanee sulle labbra all'aspetto della gioventù e della bellezza. Ma essa le ascoltava con grande attenzione, se le metteva da parte, le pesava colle bilancie dell'oro, e se le teneva come tante dichiarazioni mascherate d'un amore incipiente e forse troppo timido, per manifestarsi a volto scoperto. In fondo non erano che paglia, ma vicino al fuoco del cuore, sollevavano un incendio.

Ogni giorno egli la conduceva al passeggio, e le ingenue sorprese della fanciulla alla quale tutto era nuovo, gli eccitavano una ilarità superficiale e burlesca. Ella che lo vedeva sempre cupo, si attribuiva il merito di scacciare le tetre nubi di quell'anima misteriosa, e di ricondurre i giorni sereni.

Una mattina passeggiavano per le strade deserte di Vascon, e giunti davanti al palazzo degli Orseolo, Maddalena voleva entrare per vedere il giardino. Valdrigo le disse che dopo uscito da quella casa, non vi aveva più riposto il piede, e non voleva rimetterlo, perchè l'orgoglio di quei signori, rendeva amaro il beneficio ricevuto. Maddalena guardava pei cancelli le statue e le ajuole fiorite, e Angelo Rotondo fingendo di non vedere nessuno faceva segno col gomito a Fiorina, dicendo: — Guarda un po' se l'ha trovata la sua veneziana, e più bella della padroncina. Questa è proprio un bel pezzo di ragazza, un bocconcino che mette in appetito.

— Taci su, birbonaccio, — rispondeva Fiorina, — sei proprio come il lupo che perde prima il pelo che il vizio.

Maddalena ricondusse in campo la storia degli Orseolo, che Valdrigo le aveva raccontata a suo modo sotto la cappa del camino a Venezia, e volle sapere il nome d'ogni singolo individuo componente l'illustre famiglia. Quando udì il nome di Silvia, sentì come una punta nel cuore, e il suo volto espresse l'impressione dolorosa, ma Vittore non se ne avvide, ed essa non osò spingere le ricerche più avanti; ma disse fra sè: — Ecco trovata la Silvia, che Vittore invocava nei vaneggiamenti della febbre.

Un'altra volta ritornando sullo stesso discorso, seppe che la nobile fanciulla era andata a marito, ma questa notizia non valse gran fatto a calmarla. Ne parlò alla Rosa con aria d'indifferenza, e i suoi sospetti ebbero nuovo alimento dalle spiegazioni della buona donna che volendo giustificare suo figlio lo accusava, ed imbrogliava l'intrigo.