Che se scrutando i più reconditi ripostigli di quel cuore generoso, si avesse scoperto un istinto più intimo che animava i suoi nobili impulsi, la purezza d'un tale sentimento non avrebbe punto offuscata la virtù, nè scemato il pregio della Sua nobile condotta.

Valdrigo comprese il significato di quel nome, ne fu commosso nel profondo del cuore, e ordinò che il quadro venisse subito portato in casa del conte Leoni.

All'indomani il giovane pittore riceveva un bel gruppetto di zecchini accompagnato da una lettera di elogi, che terminavano colla preghiera al pittore, di volersi recare al palazzo Leoni per collocare egli stesso il suo quadro nella luce più vantaggiosa.

Dopo lunghe meditazioni sulle sue nuove fortune, Vittore pensò a sua madre, a' suoi ospiti, a sè stesso. Mandò a Saltore del denaro e dei doni, fece un bel presente a Maddalena, e chiamato un sarto che vestiva i più eleganti damerini di Venezia, gli commise un vestito completo d'ultimo gusto, coi bottoni diamantati. Uno dei millecinquecento parrucchieri[14] che in quell'epoca acconciavano le teste dei veneziani, gli pettinò una zazzera incipriata da zerbinotto vaporoso, un calzolajo rinomato gli calzò un pajo di scarpini colle fibbie, un cappellajo gli fornì una leggiadra schiaccina da tenere sotto il braccio, ed ecco in pochi giorni un uomo rifatto e degno della più eletta società. Alcuni suoi conoscenti, che pochi giorni prima scontrandolo per via lo salutavano appena, vedendolo in così splendido arnese gli facevano delle profonde riverenze, e i suoi fornitori che dapprima lo tormentavano per un minimo credito, gli andavano poi incontro per offrirgli del denaro. Così va il mondo! malgrado il proverbio che l'abito non fa il monaco.

Trovatosi in tutto punto, Valdrigo accorse trepidante al palazzo Leoni. Nel salire le ampie scale gli vacillavano le ginocchia per modo che dovette arrestarsi alquanto a prender lena. Il cuore gli palpitava con violenza e gli battevano i polsi al punto da offuscargli la vista. Un servo lo condusse dall'entrata all'anticamera, era un vecchio cameriere in gran livrea gallonata, gli si fece incontro con un profondo inchino, e chiestogli il nome gli aperse l'uscio della stanza vicina, annunziando:

— L'illustrissimo signor Vittore Valdrigo.

Vittore si avanzò lentamente, il cameriere chiuse l'uscio. Un soavissimo profumo dominava la tiepida atmosfera, debolmente rischiarata da una luce rosea, trapelante attraverso pesanti cortinaggi. Nel fondo della stanza, Silvia stava seduta in un ampio seggiolone e leggeva. Il libro le cadde dalle mani, mentre Valdrigo rispettoso s'inchinava e con voce tremante balbettava un complimento. Essa con un cenno della mano lo invitava a sedere, quando aprendosi una porta, entrò il conte Leoni. Silvia presentò il pittore al marito, il quale fattosegli incontro col tratto d'un gentiluomo avvezzo alle maniere di Corte, animò la timida esitazione del giovane colla più benevola accoglienza, e lo colmò d'elogi e d'incoraggianti promesse. Dopo breve conversazione lo condusse a visitare la galleria, ove Valdrigo collocò il suo dipinto; e invitandolo a pranzo per un altro giorno, lo accompagnò fino alla porla della scala, ove prese congedo con un cortese complimento.

Il giorno del pranzo si trovò in un'ampia sala in mezzo alla più scelta nobiltà, fra la quale gli Orseolo, come lo avessero lasciato amichevolmente il giorno prima, lo trattarono con famigliare cortesia, e Don Lio che adorava sempre l'astro nascente, volle onorare il pittore riabilitato, con un sonetto, nel quale chiamava Valdrigo figlio di Minerva, e lo invitava a salire sul Pegaso per recarsi in Elicona a visitare Apollo e le Muse. Valdrigo lo ringraziava colle labbra, ma col cuore lo mandava al diavolo co' suoi sonetti granelleschi e mitologici.

Ritornava spesso al palazzo colla speranza d'incontrarsi solo con Silvia, ma la trovava sempre circondata dalle visite o dai parenti; fosse il caso o un progetto meditato, questo poi era un mistero.

Maddalena sapeva molte cose dallo stesso Valdrigo ed altre ne indovinava, e fremeva. Ma con quale diritto sarebbesi ella opposta alle visite del pittore in casa Leoni?... Chiudeva dunque in seno il dispetto e la gelosia e sperava che la condizione elevata di Silvia l'avrebbe tenuta sempre lontana dall'intimità del pittore, il quale stanco delle vane aspirazioni e umiliato dal disinganno, avrebbe finalmente aperti gli occhi e trovato nella sua condizione una creatura degna di lui, ambiziosa del suo affetto, che ad altro non aspirava che a renderlo felice e beato coi trasporti dell'amore, colle gioje della famiglia.