Ma ben altre speranze alimentava l'amore di Valdrigo, irritato dagli ostacoli superati, acceso dalle nuove probabilità, fomentato dalle frequenti visite, nelle quali i suoi occhi incontrandosi con quelli di Silvia si scambiavano delle ferite invano dissimulate da lei, sotto un aspetto di affettata indifferenza. Per aumentare le occasioni di vederla, Valdrigo s'era dato intieramente alla vita della migliore società, e si faceva presentare nelle case frequentate dalla famiglia Leoni, e fra le altre ebbe la somma fortuna di conoscere e di apprezzare la più distinta riunione di quei tempi, la conversazione d'Elisabetta Marini.

XXIX.

Elisabetta Teotocchi-Marini, che fu poi Isabella Albrizzi, donna di sangue e di bellezza greca, veneziana d'indole e di spirito, accoglieva a circolo in sua casa un'eletta società. Le sue conversazioni di Venezia possono compararsi ai celebrali ritrovi del famoso palazzo Rambouillet di Parigi. Isabella Albrizzi ebbe molte rassomiglianze colla illustre marchese, la quale, scrive Tallement de Reaux[15], fu «bella, saggia e ragionevole.» D'Isabella scrive Ippolito Pindemonte «saggia, bella, amabil donna, di caldo cuore e d'ingegno felice.» Un francese[16] asserisce che la Marchesa fu «ammirabile, buona, dolce, benefica, cortese e aveva lo spirito giusto e retto.» Un italiano[17] assicura che Isabella aveva «l'animo benefico, e che l'avvenenza della sua persona andava di pari passo colla coltura e colle grazie dello spirito.»

Madama di Rambouillet, amava passionatamente gli uomini di spirito[18]; però nulla d'importante lasciò scritto; l'Albrizzi circondata sempre dagli uomini più dotti e più stimati della sua epoca, si occupò di letteratura nazionale e straniera, e pubblicò alcuni scritti d'immaginazione e di critica assai stimati al suo tempo. Lord Byron la proclamò la Staël di Venezia[19]. Dobbiamo poi osservare per onore d'Italia, che la famosa marchesa di Rambouillet, della cui grazia e cortesia tanto scrissero i francesi, fu di puro sangue italiano, essendo stato suo padre Vivone Pisani, e sua madre una Savelli[20].

E quivi gioverà rilevare una cosa, fino ad ora poco o nulla rimarcata, ed è che la tanto celebrata pulitezza dei francesi, l'eleganza, la cortesia delle loro maniere, che pure gode ancora l'ammirazione del mondo, essi l'ebbero, come molte altre cose, in retaggio dagli italiani, e di questo ne conviene il celebre Vittore Cousin, il quale dichiara che la pulitezza e la leggiadria dei costumi furono apportate in Francia da Caterina de' Medici[21].

Alle barbare guerre civili, alla licenza dei costumi dei tempi di Enrico IV succedette in Francia il gusto delle cose di spirito, dei piaceri delicati e delle occupazioni eleganti. Il potente Richelieu coltivò questo fiore rinascente delle belle lettere e dei gentili costumi, e nel palazzo Rambouillet, giunse al sommo splendore ed alla massima fragranza. Nella splendida sala azzurra[22] si radunavano le persone più distinte per il bel garbo, lo spirito e la coltura, e vi venivano accolti con pari cortesia i principi e le principesse di sangue reale, ed i modesti letterati.

A Venezia la conversazione d'Isabella si componeva di quanto di più illustre potevano vantare il patriziato, le scienze, le lettere, le arti belle. La sua stanza di ricevimento era un Areopago, nel quale sedevano a giudici e dettavano leggi non solo quanti di più famosi vantava l'Italia, ma l'Europa.

La società del palazzo Rambouillet, giunta al sommo della grazia, cadde nell'affettato e meritossi la sferza di Molière che colpì senza pietà le Preziose ridicole. Le conversazioni dell'Albrizzi si mantennero senza degenerare fino alla morte d'Isabella, e in mezzo agli stravizi d'una vergognosa decadenza, furono come un'oasi di sociale urbanità e di gentili costumi. Goldoni non trovò argomenti che si prestassero al ridicolo nelle elette adunanze di Venezia, e dovette scendere fra il basso popolo per iscoprire le Donne curiose.

Sul finire del secolo scorso le conversazioni della nobildonna Elisabetta Marini brillavano di vivacissima luce. L'emigrazione francese accolta cortesemente dall'ospitalità veneziana, vi univa lo spirito di Parigi al brio garbato di Venezia.

Vispi e bizzarri caratteri forestieri, accanto di garbati e dotti italiani formavano un circolo originale, animatissimo. La saggia Isabella «tutta amore e indulgenza per tutti»[23], colle maniere cortesi e la geniale sua voce, dominava quegli spiriti diversi, trovava per ciascuno una parola gentile, frenava i troppo audaci con uno sguardo pietoso, animava i timidi con una lode incoraggiante, ed eccitava lo spirito di tutti con un baleno degli occhi bruni e scintillanti.