— Se possiamo arrivare alla scala, sarebbe meglio uscire addirittura da questa babilonia.
— No, rispondeva la mascheretta, è troppo presto, vediamo piuttosto di penetrare nella stanza del giuoco....
E andavano passo passo camminando dietro agli altri fra le spinte degl'indiscreti, e le grida acute dei mascheroni, con Maddalena e la compagna dappresso, le quali studiavano ogni mossa, ed ascoltavano ogni parola. Valdrigo non si permetteva veruna intimità colla sua mascheretta, le parlava anzi con rispetto, e la difendeva dagli urli dei vicini con ogni delicata attenzione.
Attraversate tre stanze in linea retta, nella quarta presero una porta a sinistra, ed entrarono in un locale ove intorno a dei tavolini coperti di monete d'oro e d'argento, si tenevano i giocatori di faraone e bassetta.
La folla diradata lasciava libero il respiro, il rumore cessava, e s'udiva solo il suono del denaro deposto e raccolto. I giocatori parevano di marmo, cogli occhi intenti sulle carte, collo sguardo animato dalla speranza, o abbattuto dal disinganno. Alcuni grandi personaggi giocavano freddamente, e guadagnavano o perdevano colla stessa indifferenza, e fra questi stava seduto il conte Leoni. Le mascherette condotte da Valdrigo gli passarono da vicino colla massima indifferenza, e attraversata la stanza entrarono sul pianerottolo in capo alla scala.
— Dunque usciamo, diceva Valdrigo, con una voce supplichevole....
La mascheretta pareva esitante, soggiungeva: «aspettiamo ancora.... più tardi....»
Ma questi rifiuti sembravano agitarlo, e con voce alterata egli ripeteva:
— Ve ne prego, Silvia, non mi rifiutate il favore di parlarvi senza testimoni, non vi chieggo che qualche istante; sono lunghi anni che tengo chiuso nel seno un segreto che mi soffoca, permettete che vi dica una parola.... e poi basta!...
— Andiamo!... disse la maschera con una risoluzione istantanea, e scendendo rapidamente le scale scomparvero.