— Se non conoscessi chi si asconde sotto la maschera, non sarei venuta ad incomodarvi, ma ho creduto rendervi un servigio...

— Sette a due zecchini... diceva il conte attento al giuoco... e perdeva. Fante a sei zecchini... e perdeva. Paroli, e perdeva il doppio. Allora muto e freddo in apparenza, ma dentro iracondo e ostinato, ripeteva asso a tre zecchini...

— Ci va del vostro onore, gli sussurrava Maddalena all'orecchio, ed egli:

— Asso, quattro zecchini...

— Conte, una amica della vostra casa voleva salvarvi l'onore, scusate l'incomodo... addio...

— Aspettate un momento, rispondeva irritato il conte, afferrando con una mano convulsa le vesti di Maddalena, e gridando... dieci zecchini sull'asso di spade!...

— Buona fortuna, signore!... e lasciatemi andare... Ripeteva la maschera.

— Vi chieggo un momento per cortesia... il due di bastoni a quattro zecchini... aspettate ancora un giro e parleremo...

— Sarà troppo tardi!...

La passione del giuoco teneva il conte inchiodato davanti al tavolino, la gelosia lo agitava fortemente e l'interna lotta si manifestava sul suo volto contratto dalla impazienza e dalla collera. Deciso di levarsi da sedere, la comparsa d'una carta lo ripiombava sulla sedia, e mentre con l'occhio intento seguiva le vicende del giuoco, colla attenta orecchia ascoltava gli eccitamenti della maschera che gli diceva: