Le ore battevano lentamente all'orologio della chiesa vicina, il silenzio regnava nella strada, non si sentiva che il tonfo dei remi di qualche gondola che passava nel canale, e la voce del gondoliere — stali — premi — all'atto di sboccare in laguna. I minuti le parevano infiniti... il cervello in ebollizione la trascinava da un pensiero ad un sogno, da una reminiscenza ad un timore, senza transizione regolare, colla confusione del caos. Gli orecchi le tintinnavano ancora della musica da ballo e del gridio delle maschere, vedeva l'oro dei tavolieri del giuoco, e poi pensava ad una stanza silenziosa, a due innamorati, ad un bacio, ad una donna svenuta in un'estasi d'amore e d'obblio... e poi vedeva gli occhi ardenti del conte Leoni, un coltello... un lago di sangue! Finalmente le parve di riconoscere un passo lontano, tese l'orecchio con attenzione sostenuta, il passo si avvicinava, e il cuore le diceva — è Valdrigo. — Poco dopo udì che s'arrestava alla porta, e la chiave che entrava nella toppa. Aperto l'uscio, Valdrigo saliva le scale ed entrava tranquillamente nella sua stanza.
XXXI.
In generale i mariti ammazzano raramente gli amanti, a Venezia poi nel secolo passato non li ammazzavano mai. C'era una gran licenza di costumi, ma ciò non escludeva affatto la virtù. Silvia desiderava e temeva un abboccamento con Valdrigo. Essa sentiva la necessità di frenare gli slanci imprudenti del giovane, ma sentiva in pari tempo il pericolo della lotta. Voleva dissimulare una ferita, ma temeva che mettendovi sopra le mani il dolore la scoprisse. Andò al ballo con l'idea di condursi Valdrigo al casino per fargli una predica sulla sua condotta inconveniente, ma confessava a sè stessa d'averlo talvolta incoraggiato cogli sguardi che tradivano il cuore, cosicchè essa si trovava giudice e colpevole a un tratto, e temeva giustamente che l'accusato diventasse accusatore. Dapprima esitava dunque a mandare ad effetto il suo piano, poi temendo le conseguenze del rifiuto si decise a finirla, ma giunta sulla via si pentì, ed avrebbe voluto ritornare sui suoi passi. Così le farfalline svolazzano intorno al lume fino che a forza di raggiri cadono nella fiamma e si abbruciano le ali. Non osando retrocedere, e non volendo avanzare, perdeva il tempo per via, e a Valdrigo che la sollecitava con affettuosa insistenza, rispondeva mostrandogli l'ombre cupe dei canali, e i pittoreschi effetti della notte sui palazzi, e sull'acqua.
In tal modo impiegarono molto tempo nel breve tragitto, ma finalmente giunsero al casino. Entrati, accesero il lume, e salite le scale, la padrona ordinò alla cameriera di accendere un po' di fuoco al caminetto. Valdrigo non ne aveva bisogno, ma Silvia temporeggiava per raccogliere le sue forze, e farsi animo. La cameriera indovinava le impazienze del giovane, e mossa da pietà si affrettava a metter legna e a soffiare, ma appunto le cose fatte in fretta non approdano, e invece del fuoco uscivano dei nuvoli di fumo che invadevano la stanza; e quindi fa necessario aprire le finestre e le porte. L'aria entrando facilitò l'operazione, e una bella fiamma crepitante brillò nel camino. Chiuse nuovamente le imposte, la cameriera accese due doppieri, ed uscì serrando l'uscio. Non aveva ancora attraversata l'anticamera quando s'udì una violenta scampanellata alla porta di casa: era il conte Leoni. Vi fu un minuto secondo di stupore, ma Silvia ordinò tosto si aprisse. Pensi il lettore allo stato di Valdrigo; è certo che se Don Lio avesse conosciuta in quel momento la posizione del giovane, avrebbe paragonato il suo affanno alle pene di Tantalo. Egli rimase immobile e quasi pietrificato fissando gli occhi istupiditi nella fiamma, come dovette trovarsi la moglie di Lot, quando contro al divino comando si volse a contemplare l'incendio di Sodoma. Il conte Leoni entrò nella stanza raffrenando il suo impeto, ma lasciando intravedere i suoi sospetti dall'occhio scrutatore e dalle ciglia aggrottate.
Silvia lo attendeva davanti al caminetto col fiero cipiglio della virtù offesa, e colla dignità della donna che può levare la fronte senza rossore; in quel momento di suprema soddisfazione essa sentì tutto il valore della sua onestà, tutta la forza dell'innocenza. I loro sguardi si scontrarono, l'interrogazione del marito fu muta ma eloquente, la risposta della moglie fu assoluta e severa; essa fissò gli occhi nel marito con tale sicurezza imperiosa ch'egli dovette abbassarli; perchè realmente egli era colpevole. — Passato quel primo momento essa ruppe il silenzio; e rivolta al conte gli disse con un'aria indifferente:
— Allo scampanio, non credeva che foste voi... non mi avete avvezzata a questi modi...
— Scusate, egli rispose, l'agitazione della corsa m'aveva irritato i nervi...
— E perchè avete corso?...
— Vedendovi uscire dal ballo temetti... qualche improvvisa sofferenza... pel caldo... in mezzo a tanta folla...
— Diffatti, interruppe Silvia, che lo vedeva imbarazzato, diffatti non sto bene... un'oppressione, un bisogno d'aria mi costrinse d'uscire... Ho pregato Valdrigo d'accompagnarmi...