— Vi ringrazio, caro Valdrigo, soggiunse il conte porgendo la mano al pittore, e stringendogli la destra ch'era fredda come quella d'un morto.

A poco a poco la conversazione prese l'andamento ordinario e parlarono di cose indifferenti, chè in fine dei conti, avevano tutti e tre delle ragioni per essere contenti.

Più tardi il conte propose di cenare. La cameriera uscì per fare alcune provviste ad una vicina trattoria, che nelle occasioni dei balli, stava aperta tutta la notte.

Valdrigo dovette apparecchiare la tavola, il marito apriva un armadio e ne tirava delle bottiglie di vino di Cipro stravecchio coperte di ragnateli e di polvere. E mentre la Maddalena esterrefatta vedeva nelle sue spaventose fantasie il marito che versava il sangue dell'amante, il conte Leoni mesceva il Cipro a Valdrigo, e toccando i bicchieri, bevevano insieme alla salute dalla Dama. — Fedele! pensava il marito — perduta! ma non per sempre, diceva a sè stesso il giovane innamorato.

XXXII.

La prudenza consigliò Valdrigo ad astenersi per qualche tempo dalle visite in casa Leoni, malgrado l'ardore sempre crescente della sua passione. Maddalena lo sorvegliava da vicino, studiava i suoi andamenti, leggeva nella sua fisonomia i desideri repressi, e le inquietudini d'un'anima esaltata. L'amore che essa teneva celato nei più profondi penetrali del cuore si nudriva di speranze future, e infiammava la sua gelosia irritata dalle fatte scoperte. La cieca gelosia si nutre di chimere, e guida a fatali consigli.

La povera fanciulla, incoraggiata dal felice risultato della sua prima resistenza, diceva a sè stessa. — Bisogna ch'io perseveri.... Bisogna che io continui ad attraversare i suoi progetti, ad impedire ad ogni costo i progressi d'una passione fatale, bisogna ch'io trovi il modo di rompere gli anelli d'una catena che lo trascina alla perdita della sua felicità, che lo allontana dal mio cuore; i continui ostacoli devono stancare la sua pertinacia, compromettere la Dama, risvegliare i sospetti del marito... egli sarà costretto di rinunziare all'impresa...

La ferita sarà dolorosa, ma il tempo sana ogni piaga, io consolerò le sue pene raddoppiando le cure, cercherò di ricondurlo al lavoro, alla pace... aspetterò che gli anni calmino le sue passioni violente... e forse un giorno, troverò nella sua felicità la ricompensa degli affanni, coi quali, senza avvedersene, mi avvelena la vita.

E nelle lunghe notti insonni, rivolgendosi nelle coltri affaticate, meditava uno stratagemma che riuscisse a tagliare il nodo gordiano con rottura irreparabile, senza gravi pericoli per nessuno, senza che si potesse scoprire la mano che colpiva. Dapprima pensava di mettersi d'accordo con la Rosa, di farlo chiamare a Saltore con un pretesto, per allontanarlo da Venezia, ma egli avrebbe tosto scoperto l'inganno e sarebbe ritornato. Un nuovo avviso al conte non voleva arrischiarlo, era cosa pericolosa, ed aveva tremato troppo della sua prima imprudenza per volerla tentare di nuovo, dal lato della signora non vedeva nessuna cosa possibile.

Di tutti i suoi progetti quello di allontanarlo da Venezia le pareva il più opportuno, ma non trovava il modo di mandarlo ad effetto, e poi temeva che il pittore uscito una volta dalla sua casa, potesse non tornarvi mai più, o stabilirsi in altri paesi, e perderlo per sempre. Avrebbe voluto poterlo chiudere nella sua stanza, e tenerlo tutto per sè, ma siccome la cosa non era fattibile, cercava come si potesse rendergli impossibile l'accesso alla Dama, senza troppo allontanarlo da sè, e qui stava appunto la difficoltà.