Allora, disperata e furente, si batteva la fronte, si lacerava le vesti, si scopriva il seno palpitante, apriva le finestre, respirava l'aria a buffate come chi soffoca dall'oppressione dell'asma o dalle perniciose evaporazioni dei carboni incandescenti. La calma della laguna, il cielo sereno, le fresche brezze della sera scendevano come un balsamo sopra quell'anima desolata, e la voce della coscienza parlando al suo cuore il linguaggio dell'onestà, il rimorso degli insani progetti riprendeva il suo dominio e le lagrime del pentimento le inumidivano il ciglio e le solcavano le guancie.

Ma non passava guari di tempo che una bruna gondoletta solcando l'acque davanti alla sua finestra, lasciava intravedere dagli aperti finestrini, un giovine ed una fanciulla che stretti in amplesso affettuoso si scambiavano un lungo bacio sulla bocca.

Quella scena esaltava nuovamente il suo spirito, faceva palpitare il suo cuore con violenza, e il canto del gondoliere che conduceva la coppia felice ai freschi della laguna, risuonava alle sue orecchie come una voce di scherno e d'ironia, riaccendeva la sua collera, avvelenava i suoi sospetti e faceva tacere i rimorsi della coscienza. Si figurava di vedere Silvia e Valdrigo, suggellare con un bacio il lunghissimo amore, e giurarsi una fedeltà a tutte prove, immersi nelle delizie della solitudine, fra il lusso dei ricchi appartamenti del palazzo Leoni. Chiudeva la finestra, e la luce del crepuscolo che tingeva in rosso il firmamento penetrava nella sua stanza cogli ultimi chiarori che invitano la mente ai pensieri melanconici. Una profonda tristezza invadeva i sensi affaticati della povera fanciulla, e un sopore pieno di visioni succedeva alle lotte dolorose del giorno.

All'indomani Valdrigo le appariva lieto e raggiante come un uomo che si aspetta una sicura fortuna. Ella leggeva nel volto di lui il presentimento d'un trionfo vicino, e ne fremeva di sdegno; la stanza di lui esalava un leggiero sentore di essenza d'ambra, profumo sospetto a Maddalena, perchè emanava dalle sue vesti dopo la vendita del quadro, e appunto era incominciato al tempo delle visite in casa Leoni. Rovistando fra le carte del giovane scoperse un ritrattino di Silvia, lavoro condotto di memoria dal pittore innamorato, e una tale scoperta inasprì la sua piaga, e fomentò la gelosia che dilaniava il suo cuore. Ma ciò che mise il colmo al suo furore, fu un viglietto profumato all'indirizzo di Valdrigo, apportato da un gondoliere. Appena uscito il messo, sospinta da' suoi sospetti, essa stava per aprire il foglietto suggellato, quando entrando Vittore glielo vide fra le mani e se lo prese. La fanciulla con uno sguardo scrutatore interrogò il volto del giovane, e le parve di vedere in un bagliore degli occhi un lampo di felicità.

Era troppo!... Divenuta cieca dalla gelosia, fremente dalla collera, eccitata da tante circostanze, e spinta a provvedere dall'imminenza del pericolo, salì rapidamente alla sua stanza, e preso un foglietto di carta, con la mano tremante, e le vertigini, si mise a scarabocchiarvi sopra le seguenti parole: — Vittore Valdrigo congiura contro il governo. — La sua inesperienza dello scrivere la obbligava a tracciare le lettere una per volta, ora grandi ed ora piccole, alte e basse come le onde del mare in burrasca, che indicavano perfettamente lo stato del suo animo, e in capo ad una mezz'ora aveva finito la sua delazione, col relativo indirizzo dell'accusato. La solita voce della coscienza la mordeva fortemente, e forse la avrebbe condotta a distruggere l'infame foglietto, quando la melodia del violino di Valdrigo le giunse all'orecchio come un preludio di divina dolcezza, come il canto dell'anima accesa dall'amore e dalla speranza che inneggiava alla divinità una sublime rivelazione.

Postosi un fazzuolo sul capo, usci col viglietto nascosto in seno, e attraversò rapidamente la via, senza vedere i passanti. C'erano in quel tempo in Venezia alcune cassette collocate in vari luoghi, che rappresentavano una testa di leone nella cui bocca si gettavano le denunzie segrete. Giunta davanti ad una di quelle tremende cassette, si guardò d'intorno, e trovandosi sola, gettò il biglietto nella bocca del leone, e partì.

È facile immaginare come abbia passato la notte che seguì la sua fatale risoluzione; punta dal rimorso, turbata dalla paura, ad ogni piccolo rumore trasaliva nel letto e le pareva udire gli sgherri che venissero ad arrestare Valdrigo. Ma la notte passò senza che si avverassero i suoi presentimenti, e il mattino sereno e tranquillo precedette un giorno di pace, senza avvenimenti che agitassero il suo spirito. Alla seconda notte, nuove paure vennero a funestare le lunghe ore delle tenebre, e l'insonnia manteneva sul trasudato origliere tutte le torture dell'incertezza, e tutte le palpitazioni dello sgomento. Al terzo giorno Valdrigo uscì come al solito, ma non rientrando alla ora consueta, i sospetti incominciarono a bazzicarle pel capo e pensava — sarà stato arrestato per via — ed allora sentiva un dolore intenso che soffocava i suoi sospiri, ma poi si rimetteva pensando che forse era andato in casa Leoni — allora sarebbe corsa ella stessa fra gli sgherri a strapparlo dalle braccia della rivale fra le quali lo dipingeva la sua fantasia riscaldata.

Finalmente Valdrigo ritornò a casa canterellando come era solito, e preso il violino gli fece uscire delle note misteriose e gementi, che parevano singhiozzi fra le lagrime. — Sembra il canto d'un prigioniero — disse fra sè la fanciulla, e proruppe in dirottissimo pianto. — Ma poi si consolò pensando che erano già passati tre giorni dalla delazione, e quindi essa diceva: — Non avranno fatto calcolo della mia accusa — tanto meglio! — e ringraziava il cielo con fervore.

Il violino con uno dei trabalzi che erano nelle abitudini dell'artista, cambiò metro ad un tratto, e si mise a suonare una danza brillante che era la franca e briosa espressione della gioja.

Il sole tramontava quando deposto il violino Valdrigo cambiava i suoi abiti usuali con gli abiti nuovi. Maddalena che stava sempre in agguato, guardava per il buco della serratura, e seguiva i movimenti del giovane. Egli pettinava i suoi capelli con una accuratezza straordinaria, li andava lisciando col cosmetico, e rivolgendo con arte studiata in modo da scoprire tutta l'ampiezza della fronte. Poi guardava se i manichini staccati formassero una cadenza regolare, e se le lattughe della camicia presentassero delle piegue aggraziate ed ammodo. Metteva le scarpette lucidissime colle fibbie d'argento, e tirava le calze di seta con tanta cura che non facevano una piega, e parevano una seconda pelle che coi suoi lucidi riverberi dava maggior risalto a tutti i movimenti dei muscoli.