Invece il suo compagno d'infanzia perseverando nelle fatiche e negli studi, avanzava ogni giorno d'un passo, ed aveva oramai raggiunto un tal merito da bastare alla immortalità. Il Senato gli aveva decretata una medaglia d'oro del valore di cento zecchini, e gli assegnava una pensione vitalizia di cento ducati d'argento mensili, in compenso del monumento scolpito in onore d'Angelo Emo. E mentre Valdrigo entrava in carcere, Canova riceveva dall'ambasciatore della Repubblica presso la corte di Roma la medaglia commemorativa. La presentazione del dono del Senato venne fatta con molta solennità nella sala grande del Palazzo di Venezia (residenza dell'ambasciata a Roma) fra le persone addette alla legazione ed i più distinti personaggi invitati per la cerimonia. L'Ambasciatore presentò al Canova la medaglia, dicendogli: — «A voi, cittadino, onore dell'Italia, e della nostra patria, il veneto Senato mi commette presentarvi questo ricordo, in segno del suo gradimento per l'opera vostra, già collocata nel nostro arsenale, ove a gloria vostra e nostra, vivrà per molti secoli a comune compiacenza e decoro»[79].
XXXIV.
Beppo rientrando in casa trovò la Maddalena a letto col medico da una parte, e la Marta dall'altra. Il suo svenimento aveva durato quasi un'ora, e la povera vecchia, credendola morta, aveva gridato con voce disperata e chiesto ajuto dalle finestre.
Accorse le donnicciuole delle case vicine, prodigarono le prime cure alla fanciulla, e cercarono il medico.
Intanto la notizia dell'arresto di Valdrigo s'era sparsa per la calle, e diffusa per la città, e tutti fantasticavano sui misteriosi motivi d'una tale misura. Cogli animi concitati dagli avvenimenti politici tutti discutevano gli atti del governo, e ciascheduno spiegava le cose a suo modo. I timidi rientravano in casa sospettosi, bruciavano le carte e i giornali proibiti, e accusavano d'imprudenza i turbatori della pubblica quiete.
Beppo rimasto con Maddalena volle che sua sorella gli raccontasse esattamente i particolari dell'arresto, e quando udì che avevano trasportate le carte del giovane si cacciò le mani nei capelli esclamando: — Egli è perduto!...
Maddalena, quantunque abbattuta da un'eccessiva prostrazione di forze, alla parola del fratello balzò sul letto spaventata, e rizzandosi a sedere gli chiese con voce fioca ed affannosa, il motivo di tale giudizio.
Allora Beppo, dopo essersi assicurato che la porta era ben chiusa, e che nessuno ascoltava, avvicinandosi alla fanciulla tremante le disse all'orecchio: — Valdrigo è frammassone! cioè affigliato ad una società segreta, che congiura contro il governo, egli aveva carte e libri proibitissimi; faceva la propaganda fra il popolo, dei principi d'eguaglianza fra gli uomini, e predicava la libertà e la distruzione dei privilegi!...
Ad ogni parola ascoltata, Maddalena mandava un gemito profondo, il suo seno agitato palpitava con trabalzi interrotti dall'asma, con una mano nervosa serrava il braccio del fratello, e finalmente ricadde sull'origliere, con un singulto tanto profondo, e continuato che pareva il rantolo della morte. Beppo si pentiva ma troppo lardi delle sue rivelazioni, accorreva a chiamare la Marta, ritornava dal medico, ma il male era fatto. Si dichiarò una febbre violenta con vaneggiamenti, nei quali la povera fanciulla pronunciava voci sconnesse prive di senso, chiamava Valdrigo.... e balbettava sovente la parola perdono.
Intanto si spargeva anche a Treviso la notizia dell'arresto del giovane pittore, e la povera Rosa andando al mercato, udì la triste novella. Ritornata in fretta a Saltore, trovò la casa in iscompiglio e il marito nella desolazione.