Avendo scoperto un tumore in un bue, Zammaria era corso a chiamare il veterinario, il quale aveva dichiarato l'animale affetto da spina ventosa, incurabile.

L'annunzio dell'arresto di Vittore accrebbe la disperazione di Zammaria, il suo cervello non era suscettibile di sopportare due disgrazie in un punto senza gravi conseguenze.

Alla prima contrarietà egli diventava muto, alla seconda imbecille. Oppresso dall'affanno per i pericoli del figlio, minacciato di perdere un bue, e il migliore della stalla, sbalordito dal discorso della moglie, egli se ne stava colle mani in tasca, il naso in aria, la bocca spalancata, gli occhi stralunati, come trasognato e smarrito. Le sue idee erano confuse, egli non vedeva più chiaro, il bue malato e la prigione di Venezia, suo figlio, gl'inquisitori di Stato, e la spina ventosa gli trottavano per la testa in una nube misteriosa; il boia e il veterinario gli stavano davanti minacciosi, e la moglie spaventata aumentava i suoi terrori con le sue lagrime, e i suoi lamenti.

La Rosa si decise a partire per Venezia, e raccomandando alle cure di Osvaldo gli affari di casa, il bue ammalato e il marito istupidito, si mise in via per Mestre, e colà entrata in una barca giunse sulla sera alla casa degli ospiti di suo figlio.

Venne ricevuta dalla vecchia Marta e da Beppo colle lagrime agli occhi, e tosto la introdussero nella stanza di Maddalena. La povera malata entrava in convalescenza dopo lunghe sofferenze, superate per le cure della nonna, per l'assistenza delle amiche, ma più di tutto per l'influenza d'un pensiero che dominava il suo spirito e sosteneva le sue forze. Passata la prima violenza del male, essa aveva pensato con rimorso alla commessa imprudenza, aveva meditato ai modi di riparare la colpa, al dovere d'adoperarsi in vantaggio dell'infelice prigioniero, e di tentare ogni via per salvarlo. Il sentimento d'un tal dovere le era penetrato talmente nel cuore, che secondava i consigli del medico per ristabilirla in salute. L'energia della gioventù e la forza della volontà sono due potenti rimedi per ogni malattia. Vedendo entrare la Rosa, le parve che il cielo le inviasse un'alleata, e dopo d'aver sfogato colle lagrime l'espressione del cuore, promise alla buona madre di assisterla nelle sue supplicazioni in favore del giovane; e promise a sè stessa di prestarsi a salvarlo a costo d'ogni sacrificio.

Le loro espansioni affettuose e le reciproche promesse invigorirono il coraggio e la speranza d'entrambe, e incominciarono subito a far progetti ed a stabilire un mezzo che si mostrasse favorevole allo scopo. Ognuna manifestava le sue idee, la Rosa desiderava presentarsi alla contessa Fulvia degli Orseolo, gettarsi a' suoi piedi, muoverla a pietà, intercedere la sua valida protezione. Maddalena dimenava la testa lentamente in segno di disapprovazione e stringeva le labbra come chi dubita d'una cosa, ma non vuole opporre un'assoluta negativa.

Discussero lungamente sull'importante soggetto, ma la fanciulla meditava un piano che le sembrava infallibile, e temporeggiava soltanto ad annunziarlo per misurare le sue forze. Essa pensava che al mondo non c'è che una cosa sola d'irresistibile — l'amore. — Questa passione, essa diceva fra sè, può spingere a degli eccessi, può fare dei miracoli. Se una persona può salvare Valdrigo questa è Silvia Leoni, essa lo ama, essa troverà il modo di liberarlo. — Ma bisognava raccogliere le forze tutte del cuore e della mente, bisognava disporsi ad una annegazione completa di sè, bisognava rinunziare ad ogni aspirazione, ad ogni speranza, ad ogni gelosia. Questa era però una espiazione necessaria, la giusta punizione della colpa, colle stesse sue armi.

Quando le parve di sentirsi forte abbastanza per affrontare l'impresa, comunicò il suo piano alla Rosa, che vi aveva già pensato, ma non osava proporla per un riguardo istintivo verso la fanciulla della quale indovinava l'affezione, e sospettava la gelosia. Lieta però della decisione secondò il progetto, e fissato il giorno della visita, si disposero tutte due a sostenere la loro parte in modo da ottenere l'intento, la madre pensando a quanto avrebbe detto per intenerire la signora, la Maddalena studiandosi di domare la sua ripugnanza verso la rivale e di dominare la sua passione, sagrificando sè stessa all'interesse del giovane amato.

Giunta la mattina stabilita si misero in via, ed entrambe col cuore agitato da diversi sentimenti entrarono nel palazzo Leoni. Avendo chiesto di parlare alla padrona, un servo gallonato, le introdusse in un'ampia anticamera dicendo: — Accomodatevi qui ed aspettate.

In simili circostanze l'aspettativa è un supplizio, i minuti sono lunghi come le ore, e i pensieri tristi si accumulano nello spirito e pesano gravemente sul cuore.