Calvi e Michele, salutavano la città perduta dal ponte della nave straniera che doveva condurli in esiglio, e giuravano che un giorno l'avrebbero vendicata.
Udito il fruscìo d'una serica veste, Michele sempre sensibile a quel suono, rivolse la testa, vide la gentildonna vestita a bruno; le si inchinò profondamente, e rivolto a Calvi, gli disse:
— L'anima di Venezia parte con noi!... noi abbandoniamo ai Tedeschi un cadavere, le mura infrante d'una città devastata dalla loro barbarie.... lo spirito, il cuore, il prestigio di Venezia escono dalla laguna cogli esuli e coi proscritti.... per fare appello agli Italiani.... e spingerli a riconquistare questo prezioso gioiello della patria!...
XVII.
Pochi giorni dopo la caduta di Venezia, sior Antonio veniva avvertito da una lettera del figlio del giorno preciso del suo ritorno, e attaccata la Nina al solito veicolo, andava ad incontrarlo fino a Longarone, come gli era stato chiesto.
Tiziano rivedendo i suoi monti si sentiva aprir l'animo a nuova vita. Uscendo da Venezia bersagliata dal ferro e dal fuoco, prostrata dal coléra e dalla fame, aspirava avidamente l'aria balsamica della campagna, si sentiva rinascere al contatto della vigorosa natura alpina, e anelava di rivedere le persone dilette che lo attendevano ansiosamente. Bortolo invece era triste, preoccupato, malcontento; gli pareva che i monti gli opprimessero il petto e gli togliessero il respiro. Si lamentava che gli mancasse l'orizzonte infinito del mare, e quell'ampio specchio azzurro della laguna, dalla quale sorgevano tante cose meravigliose. E si burlava delle catapecchie di montagna, affumicate, nere, cadenti, e delle rustiche chiesuole dei villaggi, che messe a raffronto dei palazzi di marmo e delle basiliche di Venezia gli facevano pietà.
L'incontro con sior Antonio fu dei più espansivi, e l'entrata nel vecchio cortile di casa riuscì commovente per tutti. Due madri attendevano i loro figli, tanto lungamente desiderati, una sposa rivedeva alfine il fidanzato reduce da tanti pericoli, e Fido riconosciuti i suoi vecchi amici prendeva viva parte a quelle gioie domestiche. Ma siccome è assai raro che nella vita ci sieno contentezze complete, così un grave malanno amareggiava quel ritorno; l'Austria aveva vinto da ogni parte, e l'abborrito governo straniero stringeva ancora l'Italia nella sua mano rapace.
— L'ho sempre detto, ripeteva il Consigliere imperiale, l'ho sempre detto che l'Austria non vorrà mai abbandonare il suo dominio in questa Italia, che del resto non sarebbe capace di governarsi da sè!....
Dopo la caduta di Venezia egli riteneva che tutto fosse finito per sempre. Salì in soffitta, spolverò i ritratti dell'imperatore, degli arciduchi, e dei marescialli, e li rimise al loro posto, d'accordo con tutte le Potenze europee che la pensavano come il Consigliere, e ritenevano l'Austria invulnerabile, e l'Italia spacciata.
Maria era ritornata ad abitare il roccolo di Sant'Alipio con la sua vecchia fantesca, e riceveva ogni giorno il suo fidanzato, che aveva tante cose da raccontarle dopo così lunga assenza. Il nome del capitano Kasper Kraus tornava sovente nei loro discorsi, e le avventure del passo della morte e di Brondolo li faceva pensare ai passati pericoli, agli arcani della provvidenza, alla dura sorte riservata al loro paese, dopo tante vittime, e tanti sacrifizi.