Michele scriveva dal Piemonte che era entrato nei bersaglieri, che tutto non era finito, che bisognava apparecchiarsi a nuove guerre, per compiere l'emancipazione d'Italia. Maria leggeva quelle lettere, che le piantavano una spina nel cuore, e interrogava il marito:

— Che cosa faresti se ritornasse la guerra?...

— Il mio dovere... le rispondeva il marito.

Ora era evidente per Maria che il primo dovere d'ogni galantuomo è sempre e dovunque quello di difendere la patria, e fino a che i tedeschi la scialavano da padroni in Italia, l'onore degli italiani era offeso e la patria disonorata. Era certo per tutti, che alla prima occasione favorevole gl'italiani avrebbero riprese le armi, per continuare le guerre d'indipendenza, fino alla fine; e con questa spada sempre sospesa sul capo, la completa felicità della famiglia era affatto impossibile.

Maria comunicava sovente a sior Antonio le sue impressioni ed egli le rispondeva:

— Il Consigliere mi assicura che tutto è finito... io dico di no.... ma intanto passano gli anni, e quando si diventa vecchi non si è più buoni da niente!...

E gli anni passavano davvero, ed anche se Michele scriveva di quando in quando che la guerra era vicina, che bisognava star pronti, tuttavia le cose fruste si andavano sempre rappezzando, e si tirava avanti.

Un anno e mezzo circa, dopo il matrimonio, Maria con supremo contento, sentì il palpito d'una nuova vita che le si agitava nel seno. Trepidante di gioia annunziò al marito che lo avrebbe reso padre, ed essa si apparecchiava a ricevere il bimbo da buona madre, allestendo con operosa sollecitudine tutti gli arredi necessari, quando le lettere di Michele si fecero più pressanti, eccitando l'amico ad apparecchiarsi a nuove lotte. Ecco la gioia avvelenata da mille apprensioni. Il primo frutto del loro amore stava per venire al mondo, e già si apparecchiavano nuovi pericoli, e si prevedevano nuovi sconvolgimenti, e quindi nuovi lutti. L'esperienza del passato ammoniva Maria di tutte le difficoltà alle quali si andava incontro lottando col potente nemico. Per apparecchiare la lotta in segreto si arrischiava la prigione, e qui sorgevano i fantasmi dell'arresto, della partenza, dei lunghi processi, le sofferenze del carcere, l'abbandono della casa, e per quelli che restavano fuori, il terribile isolamento, il continuo timore, le smaniose incertezze, e la separazione di due anime legate dall'affetto, destinate a vivere insieme per allevare i figliuoli nella pace domestica, per farne degli uomini onesti utili alla patria.... La patria!... questa santa parola rammentava l'onta del dominio straniero, il dovere di lavarla nel sangue.... il sangue!.... bisognava dunque spargerne ancora, dopo tanto che se n'era invano prodigato, e si richiedevano nuove vittime per ottenere la libertà!...

— Oh maledetti gl'invasori!... maledetto colui che calpesta la terra bagnata del sudore dei nostri padri!... Che ciascheduno viva e comandi in casa propria, questa è legge di natura, questo è il più sacro diritto di tutte le nazioni del mondo!... Dopo il pericolo della prigione si presentava quello dell'esiglio. Se la congiura non riesce a buon effetto, se l'Austria cerca i congiurati per seppellirli vivi nelle sue carceri della Moravia bisognerà cercare la salvezza in un paese sconosciuto, abbandonare la casa paterna e le dilette montagne, vivere isolati lontani dai parenti, dagli amici, dalle dolci abitudini, dalle consuete occupazioni, e forse anche chi sa! mancare del necessario, vedere i figli nella miseria, e non poter provvedere nè alla loro educazione nè al loro benessere!...

E se la congiura riusciva alla rivolta, bisognava apparecchiarsi nuovamente a combattere, e allora si presentavano tutti gli orrori della guerra. Vi saranno dunque nuovi massacri, nuove carneficine, verranno a prenderci i mariti, i padri dei nostri figli, per mandarli contro i fucili e le baionette tedesche!.... —