A tale notizia la povera donna perdette i sensi, e cadde sul pavimento come morta. Il medico chiamato in fretta ebbe molta difficoltà a richiamarla in vita. Sior Antonio, invaso egli pure dallo spavento, non era in caso di consolarla; Maddalena col bambino in braccio correva per la casa come demente, e non aveva più lagrime: tutta la casa era in subbuglio.
Si capiva a prima vista che sarebbero tutti mandati al patibolo; e si attendevano notizie coll'ansia della febbre. Il giornale del giorno seguente, annunziava che gli arrestati messi in ferri, e sotto buona scorta, erano stati condotti a Trento e poi tradotti al Castello di Mantova.
Maria cadde gravemente malata, perdette il latte, e fu necessario di trovare una balia pel piccolo Taddeo. Sior Antonio pareva pazzo furioso, e invece di cercare dei conforti per la moglie e la nuora, come aveva sempre fatto in tutte le altre occasioni, aggravava i loro affanni, e cresceva il loro spavento accennando a tutte le torture alle quali la crudeltà austriaca assoggettava i prigionieri di stato.
La Betta non abbandonava mai il letto di Maria, Maddalena curava i bambini, sior Antonio girava tutto il giorno in cerca di notizie, passava la sera al roccolo, e non rientrava in casa che assai tardi.
Una notte, mentre stava spogliandosi per coricarsi udì picchiare fortemente all'uscio di casa. Bortolo che era andato a letto da qualche tempo russava come un mantice. Le percosse alla porta si rinnovarono con tenace insistenza. Sior Antonio aperse la finestra, e messa fuori la testa domandò:
— Chi è che batte alla porta?... che cosa volete a quest'ora?...
— Zitto.... aprimi... sono io... — gli rispose Tiziano.
Invece di correre ad aprire sior Antonio sentì mancarsi le gambe, gli prese un capogiro, e credette di essere colpito d'apoplessia. Credeva suo figlio nel carcere di Mantova, e udiva la sua voce alla porta di casa!... la sorpresa improvvisa gli paralizzava le forze. La gioia è più pericolosa del dolore. Tiziano al colmo dell'impazienza batteva i piedi, alzava le mani, ma suo padre non compariva mai ad aprirgli la porta, non potendo riaversi da quello smarrimento nervoso. Finalmente, quando a Dio piacque, giunse a trascinarsi giù dalle scale, aperse l'uscio con mano tremante, e gettandosi nelle braccia del figlio gli disse:
— Portami dentro perchè non posso reggermi in piedi.
Tiziano lo sostenne, chiuse l'uscio, e trascinandolo davanti una panca lo aiutò a sedere, gli fece animo, e gli chiese notizie di Maria, dei suoi bambini, di sua madre e lo consigliò a calmarsi da quella pericolosa agitazione.