L'odio verso gli stranieri crebbe in tutti i cuori italiani, davanti le crudeli esecuzioni di Mantova, e la libertà avanzò d'un passo sicuro davanti il sacrificio di quelle vittime.
Tiziano, inorridito di tanta crudeltà, rinnovò il giuramento di dare la sua vita e quella de' suoi figli per la liberazione della patria; e istillava nel loro animo infantile l'amore della libertà, e il sacro dovere di difenderla in ogni occasione.
Qualche tempo dopo quel lugubre processo il Consigliere imperiale ricevette da Vienna un decreto dell'imperatore d'Austria che lo nominava cavaliere di terza classe dell'ordine della corona di ferro. I Cadorini dicevano che era una ricompensa per aver fatto la spia, ma sior Antonio lo difendeva dicendo in un orecchio agli amici, che colla valida protezione di lui, suo figlio era sfuggito all'arresto minacciatogli nel processo di Mantova. Ma i Cadorini crollavano le spalle e rispondevano:
— Esso ha ingannato tutti... il governo ed il popolo... gli oppressori e gli oppressi.
XVIII.
Bortolo non poteva dimenticare Venezia. Quella città era diventata il punto saliente di tutte le sue aspirazioni, ma continui ostacoli si frapponevano a' suoi piani, e gl'impedivano di rivederla. Egli aveva fissato di accettare le proposte dell'offelliere, ma fu trattenuto in Cadore, prima dal matrimonio di Tiziano, poi dalle preghiere della madre, e finalmente fu indotto a ritardare la partenza dal desiderio di sior Antonio che aveva bisogno di lui per gli affari del legname. Tiziano poi lo consigliava di attendere la liberazione d'Italia che non doveva tardare. Intanto passavano gli anni, ma il più bel sogno della sua vita non si dileguava, e pareva anzi che ingigantisse col tempo; ed era mantenuto da una corrispondenza affettuosa colla Gigia, alla quale comunicava i suoi progetti, e le cagioni che ne ritardavano l'esecuzione. Ed essa gli rispondeva esattamente con inviti incoraggianti, ed intime confidenze cordiali, nelle quali parlava del passato con espressioni di rimpianto, e dell'avvenire come un mistero che il suo cuore non osava indagare, e che non dipendeva da lei.
Le robuste ragazze del Cadore, di forme ben tarchiate e gagliarde, non avevano nessuna attrattiva per Bortolo, il quale s'era fatto un ideale del tipo snello, mingherlino e sentimentale della Gigia. E quando andava alla fontana, guardava con profondo disprezzo le servotte del paese, che si burlavano di lui, e lo chiamavano il frate.
Quando seppe che Calvi s'era posto in viaggio per sollevare il Cadore, sperò negli eventi d'una ripresa d'armi, travide attraverso lo spazio la delizia d'un nuovo assedio di Venezia, ma l'arresto del condottiero e la successiva catastrofe lo persuasero che era vano aspettare dalla politica e dalla guerra una sorte felice, e si convinse che per raggiungere il suo scopo ci voleva una ferma volontà ed una energica risoluzione, e si decise a metter termine ad ogni esitanza scrivendo all'offelliere che se lo voleva ancora egli sarebbe a sua disposizione, e non aspettava che un ordine per partire. Ed avendo ricevuto una risposta favorevole, annunziò la presa decisione a sua madre ed ai padroni, i quali vedendo che non c'era modo di farlo cambiare d'idea, dovettero sostituirlo, e lasciarlo andare liberamente al suo destino.
Egli prese congedo da tutti, abbracciò teneramente sua madre, e partì.
E ciascheduno aveva riprese le proprie abitudini, col convincimento che bisognava rassegnarsi alle circostanze, sempre però coll'opinione che non si trattava che d'una sosta, e perciò l'attenzione generale era rivolta al Piemonte da dove si attendeva con fiducia il segnale della nuova riscossa.