Infatti nel 1859 scoppiò nuovamente la guerra nella quale gli italiani non domandavano che di essere alfine padroni in casa propria, ed arbitri dei loro destini, mentre l'Austria vantava dei diritti ereditari sul nostro paese, mercanteggiato da genti estranee, al tempo che si vendevano i popoli come le pecore.
Ma il re di Sardegna si annunziava come il primo soldato dell'indipendenza, e la Francia si univa all'esercito piemontese, composto oramai di italiani di tutte le provincie, per far finalmente cessare il dominio austriaco «dalle Alpi all'Adriatico».
Molti cadorini accorsero ad arruolarsi volontari in Piemonte, ove sotto il comando di Garibaldi, si organizzarono nuovamente i Cacciatori delle Alpi coi Cacciatori degli Appennini, della Stura, della Magra, a misura che i giovani giungevano da ogni parte.
Tiziano si limitò a predisporre segretamente il Cadore in modo tale che giunto il momento opportuno tutto fosse pronto a dare un bel colpo di mano ai liberatori; da ogni casupola alpina sarebbero usciti degli uomini armati, e nessun rinforzo austriaco avrebbe potuto penetrare in quei monti.
E qui nuovi timori di Maria, e nuove ambascie, combattute dal suo amore di patria, e dal vivo desiderio di finirla una volta per sempre, ma eccitate ad ogni momento dall'affezione profonda di moglie e di madre.
E quando Tiziano partiva per le sue spedizioni segrete, essa non viveva più fino al suo ritorno, e dormiva raramente di notte, sempre agitata dal timore di qualche brutta sorpresa.
Si attendevano ansiosamente le notizie, e fu un bel giorno quello nel quale si venne a sapere che il re di Piemonte e l'imperatore dei francesi erano entrati trionfalmente a Milano dopo la battaglia di Magenta.
La battaglia di Solferino ove s'impiegarono tutti i terribili congegni dell'arte guerresca moderna, colle nuove armi di precisione, e le palle coniche scoppianti, fu anche seguita da un violento temporale, e riuscì una vera carneficina.... Michele la descrisse a Tiziano in una lunga lettera nella quale gli annunziava che era uscito incolume per miracolo, ed essendo stato destinato a comandare una scorta delle ambulanze, aveva potuto vedere il campo appena cessata la terribile strage.
Vi furono feriti o uccisi tre marescialli, nove generali, 1566 ufficiali, di cui 650 austriaci, e da quarantamila soldati e bassi ufficiali, di cui 13 mila austriaci. I cadaveri e i feriti giacevano a mucchi fra i cassoni rotti e i cavalli uccisi. I morti periti sul colpo avevano la faccia calma, ma i lacerati morti lentamente fra gli spasimi e le convulsioni di lunga agonia, avevano le membra livide, i capelli e i baffi irti, le mani aggrappate al terreno, gli occhi spalancati, e i denti serrati dallo sgrigno convulso.
Gemiti, urli, convulsioni di feriti mettevano orrore, alcuni erano impazziti dallo spasimo, altri colle membra stritolate dal passaggio dei carri e dei cannoni invocavano d'essere uccisi. Un ufficiale austriaco di forse vent'anni era divenuto canuto.