Quando giunse in Cadore la dichiarazione di guerra, coll'annunzio che le ostilità erano incominciate, Tiziano, dato un bacio ai bambini ed alla moglie, corse a dare il segnale della sollevazione, raccolse i giovani sotto alle armi, e si udì nuovamente nelle Alpi le campane che suonavano a stormo per invitare le popolazioni alla lotta decisiva.

Maria memore delle battaglie del quarantotto, dello smarrimento del fidanzato, della morte del padre, colpita dai più angosciosi presentimenti, si mise in ginocchio coi suoi tre figli e tutti uniti pregarono ardentemente per la salvezza d'Italia, e pel capo della famiglia esposto nuovamente alle palle nemiche.

Maddalena e la Betta pregavano esse pure, mentre sior Antonio in grande agitazione, girava il paese in cerca di notizie, pensando al figliuolo, alla moglie, alla nuora, ai nipoti, alla vita costantemente intorbidata, e chiedeva a tutti delle informazioni, senza nemmeno intendere le risposte.

Le bande dei volontari cominciarono a formarsi nelle valli di Calalzo, ove erano convenuti alcuni garibaldini, e molti giovani veneti disposti a difendere le Alpi. Un drappello venne spedito a Borca, un altro in Auronzo.

Gli austriaci si erano dapprima ritirati davanti la sollevazione minacciosa, ma si organizzavano ai confini, ingrossati dai volontari tedeschi che allettati dalla paga d'un fiorino al giorno accorrevano per ammazzare ed opprimere.

Quando si credettero pronti alla lotta, penetrando per un difficile sentiero giunsero a Collina, poi a Sigileto e a Forni Avoltri, donde salirono a Sappada, entrando nella valle del Piave. Erano oltre a mille uomini bene armati, molti anche con fucili ad ago, e guidati da provetti capitani, quali il colonnello conte Arturo Mensdorf-Puilly, fratello del ministro, il conte Coronini, il maggiore conte Lamberg, ed altri devoti alla monarchia austriaca. Era loro intento di attraversare il Cadore per unirsi al corpo austriaco che dai monti feltrini combatteva contro Medici.

Alla notizia del loro appressarsi i Cadorini sono andati ad incontrarli, decisi di far pagar cara la prova agl'invasori. I difensori della patria giunti da varie parti s'incontrarono a Treponti, ove disposero le loro ali alla destra dell'Ansiei ed alla sinistra del Piave, salendo sui monti verso Tudaio, spingendo delle ricognizioni fino a Cimagogna, e tenendosi in osservazione sulle strade di Comelico e Auronzo.

La notte passò tranquilla, ma sull'alba del 14 agosto, i nemici che avevano pernottato a Santo Stefano, salirono a Danta, ed alle sei e mezza del mattino erano già discesi a Santa Caterina in numero di cinquecento e si disponevano ad avanzare, quando incontrati i Cadorini apersero il fuoco.

I tedeschi tentarono a più riprese di passare il ponticello di Campo e guardare l'Ansiei per girare l'ala sinistra e cogliere il centro alle spalle, ma vennero vigorosamente respinti.

Tiziano guidava i suoi compatriotti da vecchio soldato, avanzando alla loro testa in mezzo alle palle che gli fischiavano intorno. Una mossa eguale venne tentata alle falde del Tudaio, sull'ala destra, che si trovava maggiormente esposta perchè spoglia d'alberi e di difese naturali, ma anche da questa parte trovò una forte resistenza, e il fuoco continuava da ambe le parti vivissimo.