Intanto sparsasi pel Cadore la notizia della nuova invasione, tutti i paesi si sollevarono in massa, accorrendo verso Treponti.

Mancavano le armi. Come nel quarantotto, si ebbe ricorso ai fucili da caccia, alle falci, agli spiedi; le donne accorrevano cogli uomini, la gente confusa saliva sull'erta, chi era armato entrava in linea a rinforzare i volontari, chi non aveva armi diventava per forza spettatore, e cercava un posto per vedere la lotta. Cosicchè il campo di battaglia presentava l'aspetto d'un anfiteatro, ove il pubblico assisteva allo spettacolo. Un bellissimo sole splendeva sulla scena, e faceva brillare le baionette dei tedeschi che si aggiravano intorno d'un fenile sul colle di Cortàs aspettando rinforzi.

Verso mezzogiorno i Garibaldini si slanciarono contro il nemico e con ardito assalto alla baionetta lo respinsero fino all'osteria della Gaja, obbligandolo a ripararsi sulle circostanti colline, ma accortisi d'una imboscata ripiegarono sul centro, chiave della posizione, e allora il nemico provocato, e forte d'altri cinquecento uomini scese di nuovo alla pugna, che venne ripigliata su tutta la linea con maggiore accanimento.

Intanto altri corpi di volontari provenienti da Belluno si aggiunsero ai Cadorini infondendo nuovo ardire. Il nemico si avanzava pel piano boscato, e le ale degli Italiani si concentravano verso Treponti ove ferveva l'ardore della mischia. Successero quattro ore d'una lotta tenace. Gli Austriaci si avanzarono in mezzo al fuoco decisi di prendere il ponte d'assalto, Garibaldini e Cadorini li respinsero con imperturbabile valore.

Gli uomini disarmati eccitavano i combattenti, le donne strillavano per animare i volontari, i bimbi correvano a svelare gli agguati. Era tutto il paese raccolto in un centro per difendere il suo territorio dall'invasione.

Cadono morti e feriti da ambe le parti, il sangue delle vittime anima i combattenti, e tutto si confonde nella violenza della lotta, entro i vortici di fumo prodotti dalla polvere.

Pendeva incerta la pugna, e si alternava animosa fra gli attacchi e le ripulse, quando tutto ad un tratto si vede sorgere sul ponte impreveduta una bandiera bianca, e in pari tempo un'altra bandiera eguale sorse dalla parte del nemico, e s'udì gridare dovunque a squarciagola: — cessate il fuoco.

Molti sospettarono un tradimento, e continuavano a tirare, e le fucilate non cessavano malgrado gli ordini superiori. Ci volle una grande fatica a far sospendere il combattimento, che pareva una frenesia. I Cadorini indignati domandavano ragione di quella sorpresa. Quale ne era la causa? — Un parlamentario venuto al campo aveva portato i dispacci di Lamarmora e Medici che annunziavano l'armistizio, e davano ordine di por fine alla lotta.

Quest'ordine venne accolto a malincuore, ma si obbedì.

Il colonnello Mensdorf-Pouilly si avanzò verso il ponte ove la strada era aperta, e in mezzo ad un semicerchio formato dai volontari italiani si levò il berretto e mandò un cortese saluto ai suoi valorosi nemici.