Allora si radunarono in quel punto gli ufficiali tedeschi ed italiani, i Garibaldini e i Cadorini si confusero cogli Austriaci, la gente scese dalle alture colle donne e coi bimbi, il campo di battaglia si trasformò improvvisamente in una specie di festa campestre. La comitiva degli ufficiali si recò all'osteria. Mensdorf lodò altamente il valore de' suoi avversari, desiderò conoscerli personalmente, ed allora ebbero luogo le reciproche presentazioni, colle rispettive strette di mano.

Gli ufficiali austriaci erano tutti distintissimi soldati di mestiere; degl'italiani neppur uno apparteneva all'esercito. Un garibaldino, annunziando il nome de' suoi commilitoni, ne aggiungeva la relativa professione, e così si udirono successivamente le seguenti qualifiche: — possidente, negoziante, avvocato, medico, ingegnere, giornalista....

Poi si toccarono i bicchieri, e si bevette alla salute d'ambedue le nazioni belligeranti, e gl'italiani e i tedeschi che poco prima si volevano distruggere, si trattarono con espansiva cortesia, si scambiarono brindisi ed auguri.

Così pure i soldati delle due nazioni fraternizzarono, e confusi insieme sulla spianata si mostravano scambievolmente le armi, mentre le donne e i bimbi abbracciavano i loro cari rimasti sani e salvi.

Ma a questo strano spettacolo, che aveva cambiato il campo di battaglia in una specie di fiera, faceva riscontro una scena assai triste che si presentava nell'interno del bosco. Entro d'un fenile vuoto si erano raccolti i morti e i feriti, si udivano dei gemiti dolorosi, e un prete raccomandava l'anima ai moribondi.

E fra i feriti c'era pure Tiziano; una palla venuta di fianco gli aveva strisciata la fronte e lacerata la pelle, coprendogli gli occhi e il viso di sangue. Il medico, fasciandogli la ferita, gli disse: — Per mezzo centimetro avete salva la vita, un piccolo movimento della testa, o una linea di differenza nel tiro, ed eravate spacciato.

Egli cercò di lavarsi bene tutto il sangue che aveva indosso, ma quando venne trasportato a casa fu una scena desolante. La testa fasciata, il volto pallido, la camicia intrisa di sangue colpirono terribilmente il cuore sensibile di Maria che assalita da fiere convulsioni fu più malata di lui. Egli fece il possibile per rassicurarla, ma essa si angustiava doppiamente, prima per la ferita e poi pel pensiero del grave pericolo incorso, e non rifiniva di dolersi della sorte che la bersagliava.

Il medico di casa, avendo esaminato accuratamente la ferita, raccomandò il silenzio, la quiete, l'oscurità, perchè il malato accusava dolori di testa, e non si poteva sapere se il colpo della palla avesse prodotto dei disordini nel cervello. Procurò di rassicurare i parenti, ma teneva un altro linguaggio cogli amici dichiarando di non poterli assicurare della vita di Tiziano non essendogli possibile di prevedere tutte le conseguenze del male.

Sior Antonio era inquieto ed accasciato da tante prove, ma dissimulava le sue apprensioni per non impressionare maggiormente sua moglie e la nuora, e spiava ansiosamente l'andamento della cura, brontolando fra i denti delle imprecazioni, alzando i pugni e torcendo gli occhi minacciosi, non si sa se contro la guerra, contro gli stranieri, o contro la politica.

Quando si seppe in modo positivo che la pace era stata firmata colla cessione del Veneto, mandò un profondo respiro, augurandosi il ristabilimento del figlio per non essere trascinato dalla disperazione a trovare troppo cara la liberazione della patria.