Tiziano s'intrattenne alquanto col suo antico compagno delle guerre d'indipendenza, e seduti fuori della capanna rammentarono con piacere le vicende del passato, e i corsi pericoli. Giacomo gli mostrò con orgoglio le sue carabine, gli raccontò i suoi tiri portentosi, e i casi strani di quelle caccie sui precipizii, e davvero era un bel tipo alpino, coi suoi scarponi ferrati, colla penna di falco sul cappello acuminato, la cintura di pelle, e la pipa corta, col bocchino che gli usciva dalle tasche della giacchetta di fustagno verde.
Avvicinandosi la sera, Tiziano strinse fortemente la mano di Giacomo, salutò cortesemente la Giovannina e continuò la sua strada.
Usciti dalla valle di Misurina il bosco si fa sempre più denso, e le gole dei monti si restringono. Venuta la notte Tiziano affrettava il passo, perchè quella tetra solitudine gli pesava sul cuore. Ma la strada è assai lunga, e sempre boscosa, e gli alberi impediscono di veder da lontano, per cui riesce ancora più noiosa, e sembra interminabile.
Cammina cammina, in quel buio e fra quegli alberi, la monotonia pesa e la notte fa scambiare in fantasmi quei tronchi infranti dagli uragani, coi rami irti che alzano le braccia come disperati. Mille forme fantastiche, attristanti, minacciose vi attendono immobili, e pare che vi seguano quando siete passati, e si va avanti stanchi ed oppressi, per mancanza d'uno spazio aperto, e privi della luce che abbellisce ogni cosa.
Per cui è un bel momento, quando in quella solitudine profonda ed uggiosa, si presenta improvvisamente a diritta del viandante un lungo fabbriceto con tutti i balconi illuminati da splendida luce e si vede nell'interno un mondo di gente che sta mangiando allegramente intorno a tavole ben servite da ragazze che vanno e vengono sollecite ed affrettate, e si ode il suono dei piatti e dei bicchieri, e si sentono le esalazioni d'una cucina appetitosa.
Ancora pochi passi e Tiziano passava dallo squallore notturno d'una foresta a tutti gli agi della vita sociale.
Eccolo giunto finalmente a Schluderbach davanti il Gasthaus, Monte Cristallo, un grande Chalet con vaste dipendenze, ed un'annessa succursale dirimpetto, ove non è sempre facile trovar alloggio, tanta n'è l'affluenza dei viaggiatori, specialmente tedeschi, che frequentano quel sito alpino, collocato nel centro d'interessanti escursioni.
Primo rappresentante della civiltà si presentò davanti a Tiziano uno storpio che domandava la elemosina sulla porta dell'albergo. Nell'atrio stavano esposti in vendita dei bei lavoretti d'intaglio in legno che si eseguiscono a Brunen, e che, ben distribuiti in vetrine e rischiarati da lampade a petrolio, formano una mostra permanente delle industrie locali.
La porta a diritta in fondo dell'atrio si apre sulla sala da pranzo che era quasi completa. Tuttavia Tiziano trovò un posto vuoto, sedette, guardò d'intorno, non vide il capitano, e chiestone conto alla padrona seppe che non era ancora arrivato. — Verrà certo domani, pensò, e intanto si fece portare da cena, e mangiò con grande appetito dopo quella lunga e faticosa passeggiata, e poi andò a coricarsi.
Alla mattina assai per tempo era in piedi e visitava i dintorni.