Lo Schluderbach non ha altre case che l'albergo, il quale sorge sulla strada d'Alemagna, ad un'ora da Toblac, nella valle di Landro, a 1440 metri sul livello del mare, e in prospetto del monte Cristallo.

Il sito fresco e romito vi attira in estate molta gente, ed al mattino per tempo si vedono numerose famiglie, uomini donne e bambini che escono dall'albergo, muniti dell'alpenstok, e si dirigono pei vari sentieri montuosi che salgono in mezzo ai boschi, e vanno in traccia d'aria ossigenata e di salute.

È un recesso tranquillo, piuttosto malinconico, molto opportuno al riposo di chi è costretto di vivere tutto l'anno nel tumulto delle città popolose, fra gli affari e le passioni d'una vita agitata. La valle angusta, ma d'un bel verde perenne, mantenuto da irrigazioni, è sparsa di mandre che vanno al pascolo facendo suonare i loro campanacci appesi al collo, e mandando lunghi muggiti che echeggiano nel silenzio. Il fondo è chiuso da alte montagne ricoperte da bruni coniferi colle cime aguzze, e che finiscono con nude roccie nevose, dalle quali scendono le valanghe, che, passate attraverso i boschi, vanno ad accumulare nella valle gl'infranti macigni.

A piccola distanza del prato sparisce anche la vista dell'albergo, non resta più nessun indizio dei luoghi abitati, nessun rumore della vita sociale, nessun frastuono d'industria, nessuna traccia d'agricoltura, non si odono che le voci gravi e solenni d'una natura selvaggia, nella pace profonda d'una completa solitudine.

Tiziano si aggirava intorno ai sentieri di Waldruhe che dominano la strada maestra quando il rumore d'una vettura accompagnato dai sonagli dei cavalli e dalle schioccate della frusta attirarono la sua attenzione. La vettura si arrestò davanti all'albergo, ed egli vide uscire dallo sportello il capitano Kasper Kraus, il quale aiutò a discendere una signora e due ragazzi, che accolti alla porta dai padroni accorsi entrarono nel Gasthaus.

Tiziano discese subito all'albergo e si gettò nelle braccia del suo liberatore, il quale alla sua volta lo strinse al seno, come un vecchio amico, gli presentò sua moglie e i suoi figli, e tutti uniti s'indirizzarono alla sala da pranzo per far colazione.

Caduta Venezia nel quarantanove, il capitano Kasper Kraus aveva ottenuta la pensione ed aveva sposato la sua Maria, invocata non invano quando giaceva ferito sotto la tettoia, al passo della morte. La signora era una bionda pallidetta, dagli occhi cerulei, non troppo grande, ma di forme ben tornite. Olga, la figlia maggiore, e Frantz, il secondogenito, rassomigliavano perfettamente alla madre.

Tiziano, interrogato col più vivo interesse su tutto quello che riguardava la salvatrice del capitano, parlò con affetto della sua Maria e dei loro tre figli, e la signora tedesca mostrò vivo desiderio di conoscerla e d'abbracciarla, riconoscendo d'esserle debitrice della sua felicità.

Tiziano rinnovando al capitano l'invito di recarsi in Cadore lo assicurò che lo aspettavano degli amici, tanto più cordiali quanto erano stati nemici implacabili, ed aggiunse che la sua bella famiglia accresceva interesse e simpatia a quella gita.

Accettò di buon animo la proposta, e trovata una vettura partirono per Cortina d'Ampezzo, e di colà percorsero lentamente la strada che fu scena delle prime lotte fra tedeschi ed italiani in Oltrechiusa. Attraversarono i paesi pittoreschi che sorgono alle falde delle montagne sulle rive del Boite, San Vito, Borea, Vodo, Vinigo, Venàs, scendendo spesso di carrozza, e facendo a piedi dei lunghi tratti di strada per veder meglio i siti più interessanti, ed osservare attentamente le località rese famose dalla guerra. Il capitano approvava i lavori eseguiti per la difesa, rendeva giustizia al coraggio ed al patriottismo dei cadorini.