I figli delle due famiglie non potevano parlarsi fra loro, perchè non sapevano che la propria lingua, ma si guardavano con simpatia, si sorridevano, si facevano dei segni, e passeggiavano insieme, tenendosi per mano.
Tiziano e Maria apparecchiarono un lauto banchetto sotto gli alberi del roccolo di Sant'Alipio, ove vollero fare gli onori di casa agli ospiti, prima della loro partenza. Alloggiati in casa di Sior Antonio non avevano ancora veduto quel romitaggio, e furono sorpresi del suo aspetto strano, pittoresco, selvaggio, ed incantevole. Passarono l'intiera giornata in quella solitudine, contemplando estatici quei monti, quelle valli, quel torrente, quei boschi, ascoltando con religioso raccoglimento le armonie della natura che rompono di tratto in tratto quel solenne silenzio.
E udirono, parte da Maria, e parte da Tiziano, la storia di quel nido delle Alpi, semplice storia d'una famiglia ignota e modesta, eppure così varia per gli affetti, le speranze, le sorprese, i dolori, le gioie; così piena di casi luttuosi e di giorni felici, di ansietà, di amori, di congiure e d'eroismo, e finalmente di feste nuziali, di serene e liete feste domestiche.
E mentre i genitori raccolti nel nido di Montericco si comunicavano le loro impressioni, rammentavano i momenti terribili della guerra, e le supreme felicità del ritorno e della pace, i figliuoli s'erano recati tutti insieme in cima al castello, per vedere da quella sommità lo spettacolo della valle del Piave. E incominciavano a intendersi abbastanza bene. Isidoro guidava sui dirupi la bionda Olga, ammirando quei morbidi capelli d'oro lucente, e penetrando collo sguardo in quegli occhi cerulei e profondi come un lago. Frantz seguiva Adria sui ruderi dei muraglioni caduti, e divagavano intorno alle rovine in cerca di piante alpine. Il giovane tedesco le faceva osservare con attenzione la struttura dei fiori, le indicava la vaghezza dei colori, le grazie dei frastagli, la varietà delle forme e raccoltone un bel mazzo ne faceva un presente alla sua compagna. Essa si mostrava assai lieta del dono, distaccava il fiore più bello del mazzo e lo offriva al giovane con uno sguardo soave e significante che diceva chiaramente — conservate questo ricordo. — Egli tirava fuori tranquillamente il portafogli, vi riponeva il fiore con ogni cura, e scriveva sul foglietto la data di quel giorno, il luogo nel quale lo aveva ricevuto, e il nome della donatrice. Poi faceva vedere alla fanciulla lo scritto, ed essa approvava coi cenni del capo guardandolo fisso in modo da farlo impallidire. Il piccolo Taddeo correva dietro alle farfalle, completamente dimenticato dai fratelli e dai loro amici; malgrado le raccomandazioni della mamma che li aveva ammoniti di tenerselo vicino, perchè non cadesse in pericoli.
Il pranzo imbandito sotto gli alberi del roccolo fu lieto, ma non loquace, perchè la vicina partenza aveva già steso un velo di mestizia in tutti i convitati. Gli sguardi si incontravano malinconici, pareva che gli occhi raccogliessero avidamente le immagini degli amici per stamparli nei loro cuori con indelebile impronta.
In fine di tavola si fecero dei brindisi cordiali alla reciproca felicità nella vita domestica, all'Italia, all'Austria, non più nemiche ma sorelle.
Così la pace sottoscritta dai Sovrani venne sancita da due famiglie, che rappresentavano le due nazioni.
E come ebbe fine quel banchetto potrebbe anche aver fine questo libro, se a qualche benevolo lettore, che ci ha accompagnato fino a questo punto, non restasse il desiderio di conoscere la fine dei nostri personaggi pei quali ha voluto prendere un qualche interesse.
Nella supposizione di così cortese curiosità siamo costretti di andare avanti ancora per qualche pagina.
Il capitano Kasper Kraus colla sua famiglia partì dal Cadore assai soddisfatto dell'ospitalità ricevuta, convinto che le guerre di conquista sono barbarie contro natura, che ogni popolo ha diritto di vivere in libertà entro ai suoi confini naturali, che gli odii fra le varie nazioni non sono altro che un effetto delle insanie degli uomini, e della politica. Che l'interesse delle famiglie è l'interesse degli Stati, che la casa è il vero perno della nazione, che ogni singolo individuo deve cooperare col suo lavoro alla concordia ed alla felicità del genere umano.