I figli del Capitano sono partiti col desiderio di imparare l'italiano, e i figli di Tiziano dichiararono di voler imparare il tedesco. Ciascheduno pensava ad un viaggio nella nazione vicina, colla speranza di rivedere gli amici, ai quali sentiva il bisogno di manifestare chiaramente i propri pensieri.

Tre anni dopo quel banchetto, Isidoro entrava nell'esercito per pagare il suo tributo alla patria, e poco dopo entrava in Roma divenuta capitale dei regno.

Ritornato nel Veneto ebbe la fortuna di assistere all'inaugurazione della statua di Calvi a Noale, e a quella di Manin a Venezia, e di vedere l'imperatore d'Austria che venne a far visita al re d'Italia. Tutti avvenimenti memorabili, che consolidarono la fondazione del regno, colla più viva soddisfazione di tutti gl'italiani.

Poi avendo ottenuto il suo congedo ritornò in patria, e prese parte come semplice cittadino all'inaugurazione del ricordo eretto a Pieve all'eroico condottiero del Cadore: — A Pietro Fortunato Calvi e ai prodi combattendo con lui per la patria indipendenza nel 1848.

Il piccolo monumento, concepito con opportuno disegno, ed eseguito con egregio lavoro, rappresenta una piramide di pietre di Castellavazzo che porta nel centro un medaglione in marmo di Carrara col busto di Calvi, sovraposto ad un trofeo d'armi, di falci, di lancie, di scuri, eseguite in bronzo, intrecciate di corone di quercia, di alloro, e d'olivo, col motto: Più che l'armi valsero concordia costanza fede.

Il tempo implacabile ha esatto la sua imposta umana. Hanno pagato il tributo la Betta e la nonna di Venezia. Bortolo e la Gigia chiusero gli occhi alle loro cure, e adesso invecchiano alla lor volta, continuando a vivere discretamente colla fabbrica di paste dolci. La Gigia trova il mondo meno bello di quando era giovane, dice che gli uomini sono meno amabili, e brontola sovente sugl'inevitabili disinganni dell'esistenza. Bortolo cerca di consolarla colla riflessione che non tutte le ciambelle riescono col buco.

Michele, ritirato in Cadore, soddisfatto dell'ottenuta indipendenza italiana, ha rinunziato ad ogni genere di conquiste, costretto a camminare col bastone in conseguenza delle ferite riportate nelle varie battaglie della sua vita, e si consola col vino di Conegliano delle perdite sofferte e del vigore smarrito.

E a coloro che si sorprendono che non sia diventato generale, egli risponde additando Tiziano che ebbe due volte rotta la testa per l'indipendenza, e non è nemmeno cavaliere.

In compenso di qualche inevitabile dimenticanza governativa il Consigliere imperiale è divenuto Commendatore, e mostra a tutti coloro che gli fanno visita il ritratto del re d'Italia, che occupa il primo posto nel suo studio fra i vari principi della famiglia reale. I ritratti dell'imperator d'Austria, degli arciduchi e feld marescialli li ha nuovamente rilegati in soffitta; ma non li ha distrutti, perchè sono belle incisioni, e poi non si sa mai!... I repubblicani li riceve in un gabinetto speciale ove si trova il ritratto di Garibaldi.

Il conte Ermolao Steno è divenuto Senatore del Regno, e per mostrarsi sempre imparziale, e alieno da ogni partito, non va mai a Roma, limitandosi alla modesta soddisfazione di mettere il titolo nei viglietti di visita.