E accorrevano a Pieve da tutti i Comuni quei buoni montanari, e le vie si affollavano di gente commossa dai grandi avvenimenti del giorno, avida di conoscere la sorte che sarebbe riservata alla patria. Tiziano ed Isidoro, riuniti gli amici accorsi subito all'appello di Pieve, si mettevano d'accordo sulle deliberazioni da prendersi. Seguivano più lentamente fra il popolo, sior Antonio e sior Iseppo, il primo manifestando la sua letizia per la liberazione del Cadore, l'altro brontolando come al solito sulle vessazioni dei tedeschi e sui mali prodotti dal governo degli stranieri.
Il consigliere imperiale in quiescenza andava orecchiando fra i vari gruppi, accigliato o ridente secondo le persone che gli stavano davanti, abbottonando o sbottonando il soprabito per nascondere o lasciar vedere la coccarda italiana attaccata al petto della casacca, secondo i casi che si presentavano alla sua prudenza.
Entrarono nell'aula 69 rappresentanti dei comuni e 44 notabili dei diversi paesi i quali videro comparire il vecchio ottuagenario Alessandro Vecelli, che sostenuto da due amici, salì alla tribuna. Commosso fino alle lagrime, benedì i lenti rintocchi di quella campana che gli rammentavano gli anni vigorosi della sua gioventù e i bei tempi della repubblica veneta, alla quale il Cadore si era dato spontaneamente fino dal 1420, senza perdere veruno de' suoi privilegi, e trovando anzi molti vantaggi al suo commercio, e valida protezione contro le invasioni dei confinanti. Poi proponeva che fosse subito abolita la odiosa divisione imposta dal governo austriaco, e che il Cadore fosse ritornato all'antica e gloriosa Comunità.
L'assemblea animata da vivo entusiasmo applaudiva freneticamente la proposta del suo anziano, e decretava l'unità per sentimento di reciproca fratellanza e per attingere la forza necessaria nei momenti del pericolo.
Dopo tale voto passava alla deliberazione di mandare pronta adesione al governo provvisorio di Venezia, congratulandosi della risorta repubblica, rinnovando l'antico atto di dedizione della Comunità Cadorina, e manifestando i più caldi voti di perpetua libertà. E vennero delegati sei rappresentanti incaricati di recarsi subito a Venezia a portare il verbale dell'adunanza, col relativo indirizzo.
Mentre nell'aula si udivano i più caldi discorsi di amor patrio il popolo si affollava nell'atrio, sulle scale, e nella piazza, in mezzo alla quale s'era innalzata un'antenna, dalla cui cima sventolava la bandiera tricolore italiana, improvvisata dalle donne di Pieve, portante nel centro il leone alato di San Marco. Persone d'ogni condizione, d'ogni età, fra le quali si vedevano i costumi di tutti i paesi cadorini, circolavano intorno al nuovo stendardo, applaudivano ai rappresentanti raccolti, colle grida di viva il Cadore, viva la patria italiana, viva la repubblica veneta, viva Pio IX.
E quando videro uscire dal palazzo la comitiva dei rappresentanti ed udirono le loro deliberazioni, raddoppiarono gli applausi, le grida di contentezza, e di entusiasmo per la libertà.
Sior Antonio uscito coi notabili del paese era commosso più degli altri, il suo affetto inseparabile per la famiglia e la patria gli faceva provare doppia soddisfazione per la libertà conseguita e la casa vendicata dell'insulto ricevuto dagli stranieri. Si cavava il cappello davanti la folla plaudente, stringeva la mano agli amici, ai conoscenti, e salutava perfino gli avversari, proponendosi di venire a transazioni coi suoi confinanti, contro i quali aveva incominciate varie cause per turbato possesso, deciso di finire ogni questione per dar l'esempio della concordia e dell'unità del paese.
Il consigliere imperiale, vedendo che faceva caldo, s'era deciso di levarsi addirittura il soprabito, e così messa in mostra la sua enorme coccarda italiana, passeggiava pomposo in mezzo alla folla, giudicando l'Austria bell'e spacciata colla capitolazione di Venezia, e calcolando che quel governo dovesse anzi trovarsi soddisfatto di uscire da tanti imbarazzi e da tante spese che doveva subire da qualche tempo, a motivo dei sudditi ribelli.
E vedendo che il vento spirava favorevole al nuovo ordine di cose, fece acquisto dei due ritratti di Pio IX e di Carlo Alberto, e li sostituì nel suo studio all'imperatore Ferdinando ed ai marescialli austriaci, che fece sparire in un angolo della soffitta.