Le amministrazioni dei boschi e della giustizia rimasero affidate alle autorità che non abbandonarono il loro posto, ma che non ebbero mai nulla da fare perchè l'amore della patria, come una nuova religione aveva fatto dimenticare le questioni dei confini privati, erano cessate le liti, le gare, le discordie, e fino la menzogna, l'ubbriachezza e la bestemmia. Ogni colpa era giudicata come un offesa a Pio IX, ogni offesa al creduto redentore d'Italia come un insulto alla patria risorta. Non si pensava più che a combattere per la salvezza del territorio sotto la protezione di Dio.
Quando i Corpi franchi furono bastantemente istruiti per stare in fila e comprendere il comando, vennero passati in rassegna dal Comandante davanti il Comitato, nella piazza di Pieve, ove la gente era accorsa in folla da ogni parte per vederli passare. La Maddalena e la Betta si affrettavano a giungere sul luogo con altre donne del paese che avevano i loro figli nella milizia. Maria e le sue amiche volendo vedere gli amanti, i fidanzati, i padri, i fratelli sotto le armi, accorrevano esse pure. All'ora fissata sfilarono in bell'ordine colle bandiere spiegate, al suono del tamburo, col viso animato rivolto al Comandante, e un aspetto così risoluto e marziale che eccitava l'entusiasmo degli spettatori, i quali applaudivano clamorosamente coi soliti evviva. Tiziano, Michele e Isidoro erano stati nominati ufficiali, e marciavano alla testa del loro drappello. Il padre di Maria aveva passati i quarant'anni, ma la vita di cacciatore e l'amore di patria gli conservavano il vigore della gioventù. Bortolo era semplice soldato, ma alla Betta pareva un eroe, e vedendolo passare colla testa alta in mezzo de' suoi colleghi non potè frenare delle lagrime di soddisfazione e d'orgoglio che le rigarono le guancie.
Essendo stato fissato il giorno seguente per la partenza dei Corpi franchi, i militi passarono la sera nelle loro famiglie fra teneri addio, e voti ardenti per la vittoria. Maddalena e la Betta recitarono il rosario insieme ad altre madri, che invocavano la protezione del cielo sulla patria, e sui figli.
Sior Antonio incontrando per via sior Iseppo gli offerse una presa di tabacco, dicendogli:
— Ci siamo... e che il cielo ci aiuti!...
Al che l'altro rispose:
— E ci salvi dai tedeschi.... e dai matti!....
Nel roccolo di Sant'Alipio fu una vera festa. Gli ufficiali vennero invitati da Isidoro a bere il bicchiere della partenza alla salute d'Italia. Egli era andato a snidare dalla cantina alcune vecchie bottiglie di vino di Conegliano, riservate per le grandi occasioni, e le aveva portate nella loggia ove si erano accesi molti lumi. La bella Maria faceva gli onori di casa, ma versando il vino nei bicchieri le sue mani tremavano.
Essa restava sola, con una vecchia serva, nel suo romitaggio; suo padre, il suo fidanzato, e i loro amici partivano per la guerra. In tutte le case non rimanevano che le donne, i vecchi, e i fanciulli, e per quanto sia grande l'amore del paese, il momento d'una partenza per affrontare pericoli non può a meno di affliggere grandemente le anime affettuose. Tutti non ritornano mai, chi avrebbe mancato?... Tale preoccupazione velava il volto della fanciulla di profonda mestizia, e qualche lagrimetta furtiva spuntava da' suoi begli occhi, mentre le labbra tentavano invano di sorridere. Tiziano voleva farle coraggio, ma egli stesso non si sentiva abbastanza forte per infonderle quella sicurezza che gli mancava.
Michele colla solita spensieratezza raccontava ai colleghi i suoi stratagemmi per cavare un po' di denaro dallo zio, ma osservava che gli orsi sono troppo sobrii per comprendere e compatire i bisogni degli altri animali. Solitari, selvaggi, non vorrebbero mai uscire dalla loro caverna. Ad ogni domanda ragionevole oppongono un ruggito, e bisogna prenderli col miele.