E si vedeva da lontano scendere dalle montagne quelle popolazioni decise di contendere il passo agli invasori. Gli abitanti di Venàs avevano portato fuori dalla loro chiesa un antico vessillo di S. Marco, che nel cinquecento aveva condotto alla vittoria i loro padri; e da ogni parte spuntavano le guardie civiche seguite da turbe armate ove c'erano giovani e vecchi, ricchi e poveri, donne e fanciulli, accompagnati dai loro preti, e si vedevano avanzarsi rapidamente, minacciosi, perchè quantunque non avessero che schioppi da caccia, lancie conficcate in bastoni, forche e falci da fieno, spiedi, scuri e coltelli, tuttavia quelle armi agitate in aria luccicavano da lontano confusamente con strani bagliori.
A quella vista il nemico aveva sospesa la marcia, e s'era disposto in ordine di battaglia un miglio distante dalla linea di difesa.
Calvi con una rappresentanza del Comitato era accorso sul luogo, accompagnato dai Corpi franchi, che fece schierare in due ali per un gran tratto della strada, sul grande declivio che si distende lungo le pertinenze dell'Antelao, attraversando anche il Boite, e penetrando oltre il fiume nei boschi che dominano la strada. Era uno spettacolo stupendo: da una parte le truppe regolari austriache, le assise uniformi, i migliori fucili, gli ufficiali esperti al comando, i soldati disciplinati ed avvezzi al maneggio delle armi; dall'altra parte i Corpi Franchi, e le guardie Civiche, vestiti in varie forme paesane, e seguiti da un'accozzaglia disordinata di gente, tutta una popolazione sollevata in massa, ed accorsa colle sue donne, i bambini, ed i vecchi, intorno alle loro bandiere ed agli stendardi della parrocchia, che gridavano, urlavano, mandavano esclamazioni di entusiasmo ed evviva, anelanti di slanciarsi sui tedeschi, mentre le campane continuavano il loro lugubre scampanio.
I tedeschi stavano immobili nella loro posizione, i cadorini attendevano con impazienza l'ordine di assalire gl'invasori. Quest'ordine non si fece attendere lungamente.
Erano circa le due pomeridiane, quando il capitano Calvi comandò all'unico tamburino che aveva al fianco di dare il segnale della marcia, e gridò:
— Avanti!... — ed egli primo colla sciabola sguainata s'avanzò sulla strada verso il nemico, accompagnato dal rappresentante del Comitato.
Al primo tocco del tamburo, la voce — avanti avanti — era passata di bocca in bocca, e si era fatta il grido universale. L'ala destra dalle alture fino al Boite fu la prima a dare l'attacco. La fucilata cominciò nel sito più alto sotto le roccie, dove alcuni esperti cacciatori erano saliti rapidamente per sorprendere un drappello di tirolesi che stavano su quelle alture a bivacco, e con fucilate ben dirette li posero in fuga. Gli austriaci risposero con una scarica di plotone, ma i cadorini gettandosi a terra scansarono le palle, e ricaricando i fucili, continuarono ad avanzare a passo di corsa.
La popolazione quasi inerme seguiva la marcia dei militi con grida spaventose, con ululati selvaggi, che echeggiavano sinistramente pei monti. La fuga dei tirolesi aveva animato maggiormente i cadorini, che raddoppiarono le scariche, cercando di mirare diritto cogli stutzen, di colpire con precisione, e di avanzare sempre con coraggio.
Eppure tanto quei soldati improvvisati, quanto lo stesso loro capitano non avevano ancora veduto il fuoco d'una battaglia, e Calvi confessò francamente che sentiva per la prima volta il fischio d'una palla nemica.
All'ardito avanzare dei cadorini, seguiti da quella massa dall'aspetto imponente e bellicoso, i tedeschi incominciarono a retrocedere, e si vedeva da lontano che passavano dietro le valanghe di neve che ingombravano ancora il terreno, e si ritiravano verso Ampezzo. Tuttavia le palle piovevano come grandine, ma non arrestavano la marcia di quegli animosi difensori delle Alpi. Giunti al confine dove la strada fa una svolta, il nemico collocato in posizione vantaggiosa, si arrestò e si mise a bersagliare i cadorini con vivissimo fuoco.