Calvi inebbriato dall'ardore della lotta saltò sul parapetto della strada, e sollevando sulla punta della spada lo stampato della capitolazione di Udine, ed agitando colla sinistra un fazzoletto rosso, sfidava il nemico in atto di scherno. Una salva di moschetteria fu la risposta, ma egli rimase illeso fra le palle che gli fischiarono intorno.

Quest'atto coraggioso, questa fortunata incolumità fra i proiettili, infuse tale audacia nei suoi, che cacciatisi dietro di lui che avanzava, si precipitarono con ardito slancio fra i nemici e li posero in fuga.

Alle sei della sera i tedeschi erano in piena ritirata; i fucilieri dell'ala destra dei Corpi Franchi occuparono le posizioni dei nemici, li bersagliarono dalle loro trincee d'Acquabona, ed assistettero allo spettacolo del loro ritorno, che mise in fuga ed in iscompiglio gli abitanti d'Ampezzo.

I cadorini animati dalla lotta avrebbero voluto inseguire il nemico, e vendicarsi dei traditori Ampezzani, che avendo in altra epoca fatto parte del Cadore, s'erano poi gettati in braccio dell'Austria, e le servivano di guida per invadere le terre dei loro fratelli. Ma la prudenza del Comitato li obbligò a fermarsi e ad attendere il mattino seguente per prendere una decisione, impiegando la notte a sorvegliare il confine, ed a guardarsi bene da qualunque sorpresa.

Meno qualche ferito leggermente non si ebbero a deplorare altri danni; si seppe poi che gli austriaci ebbero morti e feriti, ma in piccol numero, per la pronta ritirata, che li pose in salvo dal tiro preciso dei fucilieri delle Alpi.

Durante la notte gli abitanti di Pieve collocarono ingegnosamente sopra un carro l'unico cannone che restasse disponibile dei cinque mandati dal governo di Venezia, e trovato a caso un uomo che sapesse maneggiarlo lo spedirono in Oltrechiusa, scortato da altri drappelli d'armati accorsi da ogni parte all'annunzio della battaglia.

Al mattino seguente Calvi dispose le due ali come il giorno prima, e i combattenti pieni di ardore marciarono verso il confine decisi di dare una buona lezione ai tirolesi, quando con generale sorpresa videro comparire una bandiera bianca portata da una commissione composta di un capitano tedesco, del capo comune d'Ampezzo, e da una decina d'ampezzani che venivano a parlamentare.

Ricevuti dai capi Cadorini giustificarono i fatti del giorno innanzi, dimostrarono l'inutilità pei destini d'Italia, d'una lotta fra cadorini ed ampezzani, e mostrandosi desiderosi di vivere in buona armonia coi vicini, proposero di smettere le armi, riprendendo le usate relazioni di concordia. I Cadorini aderirono alla proposta e di comune accordo venne pattuito un armistizio coll'obbligo reciproco di rispettare i confini. È facile immaginare l'esultanza dei vincitori pei risultati ottenuti. Gli evviva all'Italia ed a Pio IX accompagnati da canzoni patriotiche salivano al cielo, ripetuti dagli echi dei monti. Lasciato uno dei Corpi Franchi a custodia del confine, gli altri ritornarono a Pieve, e il popolo accorso in massa rientrò alle sue case, soddisfatto.

VII.

A Pieve la popolazione aspettava in piazza il ritorno dei suoi difensori, e grandi furono gli applausi, i segni di contentezza e l'entusiasmo.