Sior Antonio si sentiva ambizioso pel suo paese, portava la testa alta, e offriva una presa di tabacco agli amici, con l'aria d'un diplomatico che rappresenta una nazione vittoriosa. Il consigliere imperiale guardava attraverso le tendine della sua camera il movimento della piazza, ma non si lasciava vedere all'aperto. Sior Iseppo fumava la sua pipa alla finestra, ed avendo saputo dalla serva che suo nipote era rimasto in Oltrechiusa a comandare il drappello che custodiva i confini faceva l'occhiolino, e con un sorriso maligno rispondeva:

— Adesso l'Italia è al sicuro, e l'Austria in pericolo! — e sghignazzando rientrava nella sua camera.

Isidoro e Tiziano si ritirarono al roccolo, fecero colazione con Maria, e suo padre le raccontò coi più minuti particolari le varie vicissitudini della lotta. Essa lo stava ascoltando con tale attenzione, che senza avvedersene si atteggiava a vari movimenti, secondo le impressioni ricevute. Tutti i muscoli del suo volto presentavano le immagini successive della sorpresa, del terrore, della ferocia, l'ansia dell'attacco, l'ebbrezza del trionfo. La sua ammirazione per Calvi la spingeva ad espressioni che colpirono Tiziano, ed eccitarono in lui un senso di gelosia che non aveva mai provato. Egli la trovava troppo facile ad esaltarsi, troppo esagerata nell'ammirazione del coraggio, troppo sensibile a certi fatti naturali, che non hanno nulla di straordinario. Come mai poteva avere gli occhi gonfi di lagrime, perchè suo padre le raccontava che le palle fischiavano intorno al capitano?... Costui l'aveva dunque colpita con una di quelle impressioni potenti, subitanee ed irresistibili, che feriscono il cuore d'insanabile piaga, e fanno sembrare fugaci e volgari tutte le affezioni antecedenti?...

Assorta col pensiero in quei fatti, coll'immaginazione esaltata dal racconto di quella giornata, essa prestava poca attenzione alle parole di Tiziano. Quell'occhio ardente d'entusiasmo non penetrava più come al solito negli sguardi di lui, essa non poteva parlare d'altro argomento, nè altro la interessava fuori delle gesta del suo eroe del quale chiedeva al padre perfino le abitudini più insignificanti, volendo conoscerne gli atti e le parole. E la sua ammirazione si spingeva fino alle qualità personali, ai suoi biondi capelli, al suo aspetto giovanile, alla dolcezza de' suoi lineamenti.

Tiziano soffriva terribilmente, e sperava che Isidoro sarebbe andato a prendere un po' di riposo, per chiedere delle spiegazioni a Maria su questo strano entusiasmo, quando si udì da lontano il suono del tamburo che invitava i militi ad accorrere sotto le armi. Isidoro e Tiziano balzarono in piedi, e si disposero a partire, quando Maria, afferrato un fucile da caccia di suo padre, con uno slancio ardito esclamò:

— Vengo anch'io, voglio seguir Calvi, e tirare sui tedeschi!...

Questo ardore guerresco in una donna può sembrare strano a chi non conosce le cadorine, e il loro ardire in quell'epoca, ma le memorie del quarantotto rammentano che le donne si mostrarono pari ed anche superiori agli uomini nella difesa delle loro montagne. Un testimonio occulare, l'inseparabile compagno di Calvi, dalle cui note manoscritte ricaviamo i fatti precisi della difesa, scrisse che le madri e le mogli eccitavano i figli ed i mariti ad accorrere sul luogo del pericolo, e ricorda una donna di Sottocastello che udite le campane che suonavano a stormo per chiamare gli abitanti alla difesa, vedendo che il marito esitava a partire, lo rimproverava del ritardo. Egli credette giustificarsi col dire che non aveva armi, ma essa gli chiese: — «Ci vogliono delle armi per difendere la patria?!...» e battendosi il petto soggiunse: — «Questo solo basta per difenderla, contro ingiusti oppressori!»

Un'altra donna del popolo di Pieve, mentre tutti gli uomini, meno i vecchi, si trovavano alla Chiusa impegnati al combattimento, udendo le campane di Calalzo che suonavano a stormo, per chiamare a soccorso contro una colonna nemica che si avanzava, corse sulla strada gridando: — Fuori tutte.... accorriamo noi donne a difendere il paese; ho tre figli esposti alla morte, ma non importa, per la patria moriamo tutti!...

Nella lotta d'Oltrechiusa il capitano s'era accorto che dalla vecchia strada d'Ampezzo, a sinistra della nuova, il nemico avrebbe potuto fare una sorpresa, e i fucilieri essendo tutti impegnati all'assalto, invitò alcuni uomini armati di sole lancie ad occupare quella strada. Essi si mostravano alquanto esitanti, ma due donne, una di Valle, e l'altra di Pieve, pronte gridarono: «verremo noi, signor capitano, verremo noi» ed essendo accorse rapidamente a quella volta, i lancieri li seguirono subito nel luogo indicato.

Maria aveva udito raccontare da suo padre questi atti generosi, aveva sentito l'entusiasmo delle battaglie, ed aveva provato quanto fosse più penoso per un'anima amante, attendere inerte il ritorno dei suoi cari esposti al pericolo, che dividerlo al loro fianco, e si era decisa di accompagnarli, come avevano fatto tante altre donne. Suo padre si oppose energicamente alla sua volontà, e Tiziano lo secondava, ma essa rispondeva: