Davanti a quel pericolo Calvi perviene ad arrestare la foga imprudente degli assalitori, punta il cannone verso il paese e procura di raccogliere i suoi soldati. Ma Tiziano insensibile al suono del tamburo, che batteva la ritirata, e indifferente agli ordini del capitano, si avanza sempre fra le palle eccitando colla spada alzata i fucilieri che lo seguivano, entra audacemente nel paese con alcuni compagni, e scomparisce alla vista degli amici che lo chiamavano invitandolo a retrocedere con loro.

Calvi faceva tirare il cannone contro il paese, ove le palle producevano delle breccie, ma era tanto bizzarramente montato, che ad ogni colpo retrocedeva di alcuni passi, e riusciva più pericoloso agli assedianti che agli assediati.

In un colpo più forte degli altri andò a colpire con tanta violenza nel muro della strada, che si spezzò il timone del carro.

I croati trincerati nelle case apersero un vivissimo fuoco contro il drappello che difendeva il cannone e molti uomini caddero morti o feriti.

Intanto il tamburo tedesco sonava a raccolta, e Calvi avvedendosi che si apparecchiavano all'assalto fece retrocedere le munizioni, e fu appena in tempo di richiamare i dispersi, spingendoli a riprendere le posizioni del mattino, costretto di abbandonare il cannone a motivo del timone infranto. Giunti alla Tovanella si accorsero di tutti gli errori commessi in quella giornata, che costò cara ad ambe le parti. I tedeschi ebbero molti uccisi ed annegati, i cadorini ebbero a deplorare nove morti, alcuni feriti e vari scomparsi, fra i quali Tiziano di cui s'ignorava la sorte. E pur troppo si venne a sapere che i croati inferociti avevano trucidati alcuni prigionieri, che si erano lasciati prendere nell'ardore della mischia.

A Pieve attendevano ansiosamente le notizie del giorno. Alla sera le donne s'erano raccolte in una casa amica, e tutte in ginocchio pregavano per Calvi e pei loro cari, quando giunsero le prime relazioni della lotta.

La difesa trionfava, il Cadore era chiuso all'invasione, il nemico non osava avventurarsi in quelle gole tremende, ma disgraziatamente s'erano perduti degli uomini. A tale annunzio doloroso le donne sbigottite si affollarono intorno al messo, e tutte in una volta volevano conoscere la sorte dei loro congiunti. Costui nominava i morti, i feriti, gli scomparsi, e quasi ad ogni nome pronunziato si udiva un grido, poi succedevano lagrime, gemiti, desolazioni, manifestazioni di dolore, accenti d'ira e tremende imprecazioni. Quando venne annunziato che Tiziano era smarrito lo strido fu doppio, perchè la madre e la fidanzata erano entrambe presenti, quando poi si udì che i croati nel furore della collera avevano ucciso i prigionieri, allora la disperazione, e lo sdegno raggiunsero il colmo, il desiderio di vendetta divenne frenesia e invase quelle disgraziate che passarono la notte in scene strazianti, deplorando le perdite irreparabili, progettando le più strane rappresaglie.

Si piangevano i morti, e si tremava pei vivi. Maria voleva assolutamente partire, voleva vedere suo padre, voleva conoscere con precisione e certezza la sorte del suo fidanzato; l'incertezza le sembrava insopportabile.

Sior Antonio, colpito egli stesso dalla sventura, era costretto a calmare la esaltazione della sposa, e doveva studiarsi di consolare la madre immersa nel dolore, con supposizioni e speranze che non poteva dividere. La desolazione era penetrata in tutte le famiglie, le relazioni succedevano alle relazioni, sempre contradditorie ed esagerate con invenzioni esorbitanti di fatti inauditi, e con tutte quelle incertezze che agitavano gli animi oppressi, con amarezze peggiori della morte.

Era poi sicuro che i tedeschi non si sarebbero arrestati ai primi tentativi falliti, sarebbero ritornati alla prova sempre più numerosi, più agguerriti, più feroci, e che cosa avrebbero fatto i cadorini per prolungare la resistenza in attesa di qualche valido soccorso?....