— Sarà nostra figlia!... doveva sposare il nostro povero Tiziano.... ha perduto lo sposo, ed il padre... ma troverà ancora dei parenti che faranno le veci de' suoi genitori... povera orfanella!... così giovane, e rimasta sola nel mondo!....

La strada pareva più lunga del solito, e riuscì faticosa ai poveri vecchi affranti da tante sventure, che sulla sera giunsero a Pieve estenuati. Poco prima del loro arrivo, Calvi aveva attraversato il paese sul bianco cavallo coperto di spuma sanguinosa, accorrendo ove minacciavano nuovi pericoli. La poca gente che si trovava in piazza lo pregò di fermarsi, avida di notizie della guerra, e di schiarimenti sulle cose del giorno. Egli si arrestò per pochi minuti, e pareva turbato e malcontento. Confermò le notizie del giorno antecedente. I tedeschi erano stati respinti al passo della morte, ma ingrossavano a tutti i varchi; i cadorini avevano a deplorare alcuni uomini uccisi, fra i quali il prode ufficiale Isidoro Lorenzi. E dopo queste poche parole cacciando gli sproni nei fianchi del cavallo, spariva rapidamente nell'ombra delle montagne.

Sior Antonio e Maddalena, invece di rientrare in casa, si recarono al roccolo di Sant'Alipio. La vecchia serva era sola, e non sapeva nulla dell'avvenuto; allora spaventati corsero subito a casa coll'ultima speranza di trovarvi la ragazza, ma la Betta che corse ad aprire la porta fu sorpresa della loro domanda, essa non l'aveva veduta!....

Dove era dunque Maria?....

Maria, discesa il giorno prima dalla montagna di Medole, appena attraversato il ponte di Ranza, si era fermata davanti un gruppo di contadini che ascoltavano da uno sconosciuto il racconto della difesa al passo della morte, che nominava anche i morti, fra i quali udì il nome di suo padre.

Ricevuto il colpo fatale rimase sbalordita, si allontanò rapidamente, non fu conosciuta da nessuno. Camminò lungamente senza sapere dove andava, era fuori di sè, come stupida e pazza. Poi sentendosi mancare le forze si lasciò cadere lunga distesa sull'erba, e rimase colà lungo tempo priva dei sensi. Ritornata in sè stessa si mise a piangere dirottamente, ma in quella profonda solitudine nessuno udì i gemiti dell'infelice, nessuno poteva accorrere in suo soccorso.

Dato sfogo al primo impeto del dolore, un solo pensiero dominò la sua mente: — vederlo, vederlo almeno un'altra volta!... deporre l'ultimo bacio sulla fredda fronte del padre, tributargli le ultime prove d'affetto prima che la terra lo involasse per sempre ai suoi sguardi!... Con tale idea fissa nella mente, entrò in Pieve, attraversò le vie deserte senza essere veduta da nessuno e continuò la strada verso Domegge pensando al suo povero morto, e dimenticando ogni altra cosa del mondo.

Chiusa nel suo intenso dolore camminava colla testa bassa, cieca ed insensibile allo spettacolo incantevole che presentava la primavera.

Tre giorni prima, suo padre pieno di vita passava per la stessa strada, esaltato dall'entusiasmo delle patrie battaglie, e pieno d'affetto per le sue belle montagne, ammirava quella stupenda natura, che brillava con tutte le ricchezze del maggio. I frutteti in piena fioritura spiccavano colle tinte bianco rosate sul fondo oscuro dei coniferi e sulle brune pareti delle vecchie case affumicate. I prati a mille colori, parevano tappeti distesi in mezzo ai campi in un giorno di festa. Gli abeti erano in piena vegetazione, e i nuovi germogli di verde mare spiccavano sul verde cupo dei vecchi rami come frangie ornamentali, sulla bruna veste di quei giganti delle Alpi, i quali ora salgono alla spicciolata sui clivi come bersaglieri che aprono il fuoco colle prime scaramuccie, ora stretti in grossi battaglioni si raccolgono a sfidare gli uragani, e appariscono da lontano sulle cime acuminate come un esercito in ordine di battaglia.

L'aria era imbalsamata dalle esalazioni resinose, e dai confusi profumi del biancospino, dei lilla e dei caprifogli delle siepi che dividono quelle piccole proprietà. Il fumo che usciva dalle porte e dai balconi delle case di legno, tutte senza camini, raccogliendosi nei vicoli, avvolgeva i paesi in una nuvola azzurrognola che si stendeva fino alle rive sinuose del torrente, mentre le nude cime illuminate dal sole brillavano di vivida luce, in un atmosfera trasparente. Le mandre uscivano dalle stalle, avviandosi lentamente al pascolo, al suono dei campanacci appesi al loro collo, e le capre salite sull'erta si voltavano indietro a salutare il villaggio con tremuli belati. Le rondini volavano a larghe onde lungo la valle cogliendo insetti, ed apportandoli ai nidi costruiti sotto le travi affumicate dei poveri tetti. La natura era tutta un sorriso ed una promessa, e Isidoro contemplava quello spettacolo poche ore prima di chiudere per sempre gli occhi alla luce. La palla straniera che colpiva il padre, generoso difensore della patria, andava a ferire di rimbalzo il cuore della figlia che nel fiore della giovinezza restava insensibile a tante delizie della primavera paesana.