Questo nuovo dolore spinse alla disperazione quella desolata, che in un accesso di furore gridò:

— Anima benedetta di mio padre!... potessi almeno vendicare la tua morte e quella del mio Tiziano, e ammazzarne uno di questi cani arrabbiati, colle stesse mie mani!...

Non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che udì il cupo suono delle campane che suonavano a stormo, accompagnato dalle grida delle donne e dei fanciulli, dagli urli della gente che correva confusamente per la strada, armata di schioppi, di lancie, di spiedi, alla quale si univano altri drappelli di combattenti che scendevano da ogni parte per difendere il paese minacciato dagli austriaci che avanzavano dalla valle d'Antoja.

— Datemi un'arma!... un'arma a me pure!... gridava Maria spinta al parossismo dell'esaltazione, dell'eccesso del dolore, eccitato dal tramenìo degli accorrenti spinti da diverse passioni, secondo il sesso, l'età, il carattere degli individui, che vociavano confusamente per la strada, con accenti confusi di entusiasmo, di collera, e di spavento.

Maria, cogli occhi accesi di sdegno, scuotendo violentemente per un braccio il vecchio cursore sbalordito, esclamava:

— Datemi un'arma!... che voglio vendicare mio padre!...

Il cursore, agitato dallo spavento, aperse la porta d'un gabinetto ove stavano raccolti alcuni fucili e varie lancie che scomparvero in brevi istanti, portati via dalla folla invadente.

Maria afferrò una lancia, e agitandola in aria, si precipitò furiosamente verso le scale per unirsi agli uomini, alle donne, ai fanciulli, che correvano tutti confusi verso il nemico, ma il pastore che la seguiva da presso l'arrestò per un braccio e le disse:

— Dove avete lasciata la lettera?...

La ragazza si scosse, si palpò intorno, trasse il foglio dal seno ove lo aveva collocato, e consegnandoglielo gli raccomandò di spedirlo subito al suo destino.