Intanto gli ufficiali superstiti tentavano di raccogliere i soldati, facendo battere la ritirata; e si vide il nemico allontanarsi per selva Antoja e salire verso Losco. Allora i fucilieri cadorini animati dall'entusiasmo della vittoria, si slanciarono avanti arditamente inseguendo i fuggiaschi fino quasi ai fienile abbruciato, seguiti dall'immensa massa di popolo urlante e frenetico che usciva dal bosco e scendeva confusamente dalla pendice.

Ma la retroguardia austriaca, minacciata alle spalle, si volse indietro, spianò i fucili contro gli assalitori, li attese a piede fermo, e quando giunsero a buon tiro fece una scarica di plotone che colpì molti fucilieri, ed uomini e donne che venivano dietro, mettendo in iscompiglio quella folla disordinata, che esaltata dallo spavento si diede a fuggire nella massima confusione, precipitandosi nel bosco, e correndo senza posa dalla parte di Laggio.

Intanto a Pieve sior Antonio aveva ricevuto il viglietto di Maria, e preso seco il ragazzo che lo aveva portato, dopo essersi consigliato in fretta con Maddalena, era partito egli pure alla volta di Laggio. La Nina col solito passo resistente saliva le rive, senza bisogno di frusta, e in poche ore li condusse al paese. Appena giunto procurò di aver notizie di Maria, e venne a sapere dal Capo Comune che essa era partita insieme alle popolazioni insorte dei villaggi vicini, e che armata di una lancia pareva fermamente decisa di affrontare il nemico, per vendicare la morte di suo padre, non avendo avuto la consolazione di vederlo prima che fosse sepolto.

Sior Antonio crollò le spalle ed alzò gli occhi al cielo, mosso a pietà da tanta insania, prodotta da eccessivo dolore, esaltato dagli avvenimenti strani nei quali si trovava avvolta, e rimproverava il Capo Comune di non essersi opposto a tale pazzia, raccogliendo sotto la sua protezione quella povera ragazza; quando si udirono le grida frenetiche, e gli ululati della gente che tornava indietro, spaventata e confusa, dal combattimento di Rendimera, in un parapiglia indescrivibile.

Allora sior Antonio lasciato l'ufficio municipale, si mise a correre verso la gente affollata ed ansante, in cerca di Maria, interrogando varie persone, per sapere dove fosse. Tutti gli facevano dei discorsi spropositati, e rispondevano alle sue domande con narrazioni spaventose. Dicevano che gli austriaci dopo d'essere stati schiacciati dalle rovine del monte, risorgevano dalla terra, e sbucavano da ogni banda in falangi innumerevoli, che si avanzavano rapidamente uccidendo e massacrando quanti trovavano per via, incendiando i paesi nel loro passaggio, e gettando nelle fiamme i feriti.

Ma il fatto più tremendo per sior Antonio, era quello di non poter trovare Maria, di non poterne avere nessuna notizia. Finalmente il fanciullo che aveva portata la lettera a Pieve, scorse fra la folla suo padre, gli corse incontro, e lo condusse a sior Antonio che lo interrogò ansiosamente, ma il pastore tutto sconvolto e sbalordito, non seppe rendergli conto di nulla. Egli raccontava di non averla abbandonata mai, ma essa gli era scomparsa fra il fumo della fucilata quando all'avanzare dei tedeschi le donne e i fanciulli spaventati si misero in fuga precipitosa, e trascinarono tutta la gente confusa, attraverso il bosco, nel quale si udivano fischiare le palle nemiche che battevano nei tronchi, e spezzavano i rami degli alberi che cadevano sui fuggiaschi. In quella terribile confusione, tutti avevano perduto qualche cosa, e il pastore smarrito fra la folla aveva perduto di vista la fanciulla che gli aveva parlato poco prima; e soggiunse:

— Quando ci siamo finalmente arrestati, a qualche distanza dal bosco, essa non si trovava più fra noi, ed era impossibile tornare indietro a cercarla, perchè i tedeschi che c'inseguivano uccidevano tutti senza misericordia!...

A tale racconto sior Antonio raccapricciava, aveva i capelli irti sulla fronte, gli occhi stralunati, un colore di cadavere. Egli vedeva la fanciulla esanime, caduta al suolo colpita dalle palle nemiche, o peggio ancora in mano dei soldati ubbriachi, e le gambe gli tremavano, e deplorava di non esser morto prima che tali orrori fossero venuti a funestare la sua patria.

I fucilieri erano rimasti fuori del paese ad aspettare il nemico, ed era tutto disposto per suonare le campane a stormo al suo avvicinarsi, tutti decisi a precipitare in massa sopra i soldati per salvare il villaggio dal saccheggio.

Intanto, essendo notte avanzata, sior Antonio fu costretto di rifuggiarsi all'osteria, ove passò varie ore in dolorosa ansietà, sotto la cappa del camino, in mezzo ai reduci della spedizione, che colle armi alla mano aspettavano d'essere chiamati a dare lo scambio ai colleghi che facevano la sentinella; e intanto mettevano fuori i più strani racconti sulle varie vicende di quella giornata.