La voce rispose:
— Abbiate pietà d'un povero moribondo....
Quella non era la voce di suo padre; essa indietreggiò di due passi, e non ebbe il coraggio di avanzare in mezzo all'oscurità.
Si trascinò fino al fienile incendiato, afferrò un tizzone ardente e ritornò alla tettoia, ove vide un'ufficiale austriaco steso al suolo in una pozza di sangue. Era il capitano ferito che i soldati per ordine dei loro superiori avevano collocato in quel sito riparato non potendo portarlo con loro, e che i cadorini, non vedendo da lontano la tettoia nascosta dall'incendio, avevano creduto che lo avessero gettato nelle fiamme ancora vivo.
Il sangue perduto aveva esaurite le sue forze, il pallore della morte gli stava sul volto, gli occhi incavati erano circondati da un cerchio azzurro.
Maria mossa a pietà dal misero stato di quell'infelice gli chiese dove fosse ferito. Egli accennò un braccio ed una gamba, e gli fece comprendere che non era in caso di muoversi: l'emorragia gli esauriva gradatamente le forze.
Tutto mancava di quanto è necessario per soccorrere un ferito; tagliò colla spada le vesti dell'ufficiale, lacerò in fretta la sua sottana e ne fece delle bende, lacerò un lembo della camicia, lo addoppiò per fare dei guancialini che applicati alle ferite arrestarono il sangue, poi li assicurò con delle fasciature legate strettamente, e corsa al rivolo inzuppò d'acqua un brandello della sua veste, e lavò il sangue rappreso intorno alle ferite. Poi rammentandosi degli oggetti abbandonati nel bosco, si fece animo, vi rientrò e raccolse del pane, del vino, dei vestiti, e ritornò alla tettoia carica di provvisioni. Fece bere un po' di vino al ferito che parve rianimarsi alquanto, gli collocò sotto la testa dei panni, lo coprì con quelli che gli restavano; e dispose dei rami d'abete per sostenergli le membra.
Riavuto alquanto da quelle cure, il capitano chiese alla fanciulla:
— Chi siete voi, così buona e pietosa?...
— Sono la figlia infelice d'un uomo ucciso dai vostri soldati!... — essa gli rispose.