Allora mi rammentai il suo entusiasmo per Calvi, la sua attrattiva per la gloria militare... le strinsi la mano con effusione di cuore... mi trovai ampiamente ricompensato dei patimenti sofferti.... mi parve d'essere più grande, e più degno di lei.

Appoggiato al suo braccio, ci avviammo al nostro nido, ove cacciate le mani ne' suoi bruni capelli la baciai sulla bocca... e vidi il cielo risplendere d'una luce divina.

Più tardi mia madre ci raggiunse, e si parlò lungamente di mille cose, ed io raccontando a Maria le affettuose accoglienze di Fido le chiesi dove fosse il vecchio Turco, il nostro compagno di caccia, l'amico fedele e inseparabile di Isidoro.

Maria congiungendo le mani in atto di pietà, mi disse:

«Tuo padre non ti ha dunque raccontato la sua storia?...»

«No, le risposi, egli evitava di narrarmi tutto ciò che poteva commovermi; ora che sono più forte, parla pure senza paura.»

Allora essa mi raccontò coi più minuti particolari la storia di Turco, che tu devi conoscere.

— Io l'ignoro completamente, non essendomi trovato col povero Isidoro al momento fatale della sua morte.

— Eccoti il fatto in poche parole. Sai che Turco voleva sempre seguire il suo padrone, ma siccome egli intendeva la parola, ed era obbediente e disciplinato come un eccellente soldato, così bastava un cenno del padrone perchè egli andasse a cuccia senza esitare.

Nell'ultima sua partenza da casa il cane si rifiutava ostinatamente di ubbidirlo, e voleva seguirlo per forza. Non c'erano nè comandi, nè minaccie che potessero farlo rientrare. Fu d'uopo che Isidoro lo conducesse per mano, e lo chiudesse in camera. Ma Isidoro non era due chilometri lontano da casa, che voltandosi indietro vide Turco che seguiva tranquillamente il drappello dei militi, colla coda bassa, umile, avvilito di dispiacere al padrone ma trascinato a seguirlo da una forza irresistibile.