Essa mi rispondeva piangendo, e non avendo buone ragioni da oppormi, aveva lagrime che mi scendevano al cuore, e mi toglievano il coraggio.
Con tali lotte che amareggiavano la nostra vita, abbiamo passati alcuni giorni; la mia famiglia cominciava insensibilmente ad abituarsi a questa idea di nuove prove, alle quali mi vedeva risoluto; e se non poteva convincersi di questa necessità, sentiva di doversi rassegnare alla sorte. Mia madre dapprima si mostrò disperata, mio padre andò in collera, dicendo che io non finiva, più, che ero troppo fanatico, che ero un egoista, che non pensavo mai a lui, che egli era vecchio, stanco, sfinito, che aveva bisogno della mia assistenza. Io lasciavo passare tutte queste burrasche, rispondendo con poche parole, e talora pungenti, che facevano breccia.
La notizia giuntaci da Venezia della creazione dei Cacciatori delle Alpi mi decise intieramente, e alfine tutti dovettero piegarsi alla mia volontà di partire.
Bortolo che aveva riprese con piacere le sue occupazioni pacifiche, e si sentiva poco disposto a ritornare alle fatiche ed ai pericoli della guerra, si mostrò esitante nelle nostre dispute di famiglia, ma quando mi vide risoluto ad accorrere a Venezia cogli altri, provò qualche vergogna delle sue incertezze, e si dimostrò deciso ad accompagnarmi. La Betta si opponeva con tenace resistenza, e diceva a suo figlio: «Ti proibisco di allontanarti da Pieve, sei figlio di madre vedova, e devi sostenere la mia vecchiaia.» Questa opposizione lo pungeva, ed egli le osservava che la sua vecchiaia non aveva bisogno di aiuti, perchè i suoi buoni padroni non la avrebbero mai abbandonata.
Quando mi vide fare seriamente gli apparecchi per la partenza, mi dichiarò apertamente che mi avrebbe seguito, e che niente avrebbe potuto arrestarlo.
La Betta rinnovò con maggior energia la sua proibizione, dicendogli severamente: — Tu devi obbedire tua madre!... — Si, sempre!... egli le rispose, meno quando mi ordina di non fare il mio dovere!...
Alfine tutti dovettero cedere, e furono ammirabili in questo nuovo e doloroso sacrifizio! Decisa la mia partenza, i miei stessi genitori desiderarono che Bortolo mi accompagnasse, e così anche la Betta dovette rassegnarsi.
Io mi credeva il più forte di tutti, ma all'ultimo momento mi mancò ogni coraggio, e sentii profondamente il dolore della separazione di quanto aveva di più caro sulla terra!...
Si scambiarono molti baci, cogli occhi velati dalle lagrime, colla voce soffocata dall'emozione. L'addio della partenza fu una lacerazione violenta, e straziante. Uscii di casa che non vedevo più nulla. Udii un grido disperato, un singhiozzo angoscioso al quale risposero altri singhiozzi....
Bortolo mi aiutò a salire in carrettina, mi si sedette vicino... e si trottava verso Tai che ancora l'interna lotta sconvolgeva i miei pensieri in un caos, e gli oggetti esterni mi passavano davanti confusi, come nell'ambiente vaporoso di un sogno.