Il vecchio Anselmo guidava la Nina, e così tutti i vecchi del Cadore ritornavano dalla giubilazione al servizio attivo, perchè i giovani erano tutti scomparsi.
Prima di uscire dalla Valle di Pieve ci rivolgemmo entrambi un'ultima volta a salutare il paese ed io sentiva un vuoto profondo dentro di me. Il mio cuore era restato al roccolo di Sant'Alipio; e pensavo che forse non avrei veduto mai più il nido di Montericco!...
Quando siamo discesi a Perarolo, la gente che ci vedeva passare ci salutava cordialmente con un sorriso amichevole ed un cenno del capo che era una manifesta approvazione alla nostra partenza. C'intendevamo senza parlare; tutti indovinavano che si andava a riprendere le armi, e ad offrire il nostro sangue per la liberazione della patria.
Anche a Longarone non c'erano più giovani, e i vecchi patriotti ci stringevano la mano con affezione dicendoci: — Bravi... bravi... fate buon viaggio... e felice ritorno....
Queste dimostrazioni cortesi ci infondevano il coraggio che avevamo perduto al momento della partenza, e siamo giunti a Serravalle tranquilli e soddisfatti d'aver seguita la via dell'onore, ove la bandiera italiana raccoglieva nuovamente gl'intrepidi difensori del Cadore.
È inutile che ti racconti tutti i giri e raggiri che abbiamo dovuto fare, per deludere l'attiva sorveglianza degli austriaci, ma in questa lotta fra la vigilanza e l'astuzia siamo riusciti vincitori... ed eccoci da poche ore a Venezia. —
Finito il racconto di Tiziano, Michele aveva ancora molte curiosità da soddisfare, per cui le ciarle continuarono un bel pezzo, e si convenne sul modo di vivere insieme, e su quanto era da farsi. Poi i due giovani si recarono da Calvi, e presero con lui gli opportuni concerti. E quando Calvi stringeva la mano di un cadorino pareva che rivedesse un fratello.
Il giorno seguente Bortolo veniva arruolato nei Cacciatori delle Alpi, ed entrava in caserma ove trovava gli antichi commilitoni; e Tiziano ripreso il suo grado di ufficiale si alloggiava in una stanza vicina a quella di Michele, e prendeva conoscenza alla sua volta, della vita che il suo amico conduceva a Venezia.
XIII.
Non erano le sole imprese guerresche che tenessero occupato Michele, il quale divideva le sue occupazioni fra la difesa dei forti, e l'assedio di una terrazza. Le milizie alternavano i giorni di servizio con quelli di riposo, e così il suo tempo si trovava diviso fra le ore nelle quali arrischiava la vita e quelle che impiegava per consolarla.