S'era trovato un alloggio all'ultimo piano d'una vecchia casa, per combinare l'economia col bisogno d'aria e di sole, e di là poteva vedere la laguna sopra i tetti delle case, e respirare l'aria pura ad un'altezza che gli rammentava le montagne. Per giungere a tale dimora, partendo da piazza San Marco, era necessario di percorrere mezza Venezia; introducendosi in calli storte ed anguste sotto alte case passare per sotto portici e viottoli misteriosi, attraversare rivi e canali tortuosi, sopra ponti in isbieco da dove si vedevano case rientranti e sporgenti, poggiuoli di ferro e di marmo, balconi gotici, marmi orientali e mattoni scalcinati, come le quinte d'un teatro, che devono servire a varie rappresentazioni, e che si trovano miste e confuse fra loro. E tutto questo ammasso di fabbriche, palazzi, casipole e catapecchie sorgeva dall'acqua nel buio, si alzava a varie altezze, e nei piani più elevati un bel raggio di sole sbatteva i muri a sghimbescio, illuminando abbaini, loggie, e camini a cono tronco rovesciato.

Si entrava nella sua casa per un andito tenebroso, verdognolo per vegetazioni muscose prodotte dall'umidità permanente, e dalla luce assente, e si saliva per una scala tortuosa, che non finiva mai, fino che giunti all'ultimo piano, e aperta la porta della camera, si entrava in un'onda di luce che penetrava da due larghe finestre sempre spalancate, dalle quali si vedeva da lontano, sopra i tetti, un ampio spazio turchino di laguna, a macchie gialle prodotte dai bassi fondi, solcato da battelli e barche di pescatori, con qualche gondola raminga, e qualche vela riflessa nelle onde.

Era un orizzonte infinito come in cima d'un campanile.

La casa dirimpetto, più bassa della sua, finiva con due camerette a piccoli balconi ed era fiancheggiata da una di quelle terrazze che a Venezia si chiamano altane.

Michele alla finestra contemplava estatico l'ampio panorama che gli si stendeva davanti, e fumava in una pipa turca. Un giorno che stava meditando sulle tristezze della vita solitaria, una vezzosa apparizione attirò i suoi sguardi all'altana.

Una bella ragazza, di forme snelle, si mise a stendere il bucato sopra le cordicelle appese alle pertiche fissate negli angoli, cantando una canzonetta veneziana con voce melodiosa, che armonizzava perfettamente coi delicati lineamenti d'un pallido viso, illuminato da due grandi occhi vivaci che brillavano sotto una fronte serena incoronata da morbide treccie di capelli castani.

Allora era l'epoca della fratellanza universale alimentata da curiosità, da speranze, da timori comuni, nella quale tutti si parlavano senza conoscersi, e colle reciproche confidenze in pochi istanti si stabiliva l'intimità. Michele salutò la fanciulla che cortesemente rispose, dapprima scambiarono qualche parola insignificante, ma a poco a poco acquistarono confidenza e s'intrattennero a parlare degli affari del giorno. Essa era lieta di poter aver notizie della guerra da un Cacciatore delle Alpi, ed egli era felice di poter conversare con una graziosa vicina e riposare gli occhi sopra un bel viso giovanile, che rasserenava il suo spirito.

Lo sguardo della donna è sprone alla gloria, nè si potrebbero comprendere le giostre dei tempi cavallereschi senza la presenza incoraggiante delle dame che assistevano ai combattimenti, e ricompensavano i prodi vincitori. Quella modesta altana, sorgente sopra un povero tetto, in un angolo romito di Venezia, esercitava la sua influenza elettrica su tutti i forti della città, nei quali Michele portava successivamente gli ardori accesi dalle scintille di due begli occhi. Gli occhi di Maria avevano fatto di Tiziano un eroe delle Alpi, gli occhi della bella veneziana facevano di Michele un eroe della laguna. Come le immagini che si venerano sugli altari possono rappresentare la divinità, così il volto d'una donna, può personificare la patria, e Michele sentiva da lontano quello sguardo che gl'infondeva audacia davanti il nemico, e lo rendeva più risoluto in faccia al pericolo. E quasi tutti quei giovani soldati erano legati da quei fili invisibili che facevano balzare i loro cuori di ardente entusiasmo per Venezia, che riassumeva tante attrattive e tante passioni personificando la bellezza, l'amore, la patria.

Nei forti di Marghera, di Brondolo e di Chioggia, si lottava non solo colle artiglierie austriache, ma ancora colle insidie d'un nemico nascosto fra le canne palustri, e le acque stagnanti, che infondeva nelle membra dei combattenti la squallida febbre. E quando Michele ritornava sfinito dalle fatiche e dai pericoli della difesa, un bel sorriso lo attendeva dirimpetto ai suoi balconi, e gli pareva che quella ragazza con uno sguardo riconoscente lo ricompensasse di tutte le pene.

Il blocco chiudeva la città per terra e per mare, i viveri cresciuti di prezzo rendevano assai cara la vita, ma nessuno si lamentava, e tutti cercavano di ingegnarsi per non aggravare le tristi condizioni con vane recriminazioni. Michele vedeva ogni notte un lumicino che ardeva nella povera cameretta dirimpetto, e la fanciulla dell'altana che lavorava assiduamente fino ad ora avanzata. Ammirando quella vita laboriosa, ne prese vivo interesse, e afferrata ogni occasione d'interrogarla non tardò molto a conoscere il nome, e la semplice storia della sua bella vicina.