La Gigia era una povera e onesta fanciulla. Rimasta orfana ancora bambina, era stata allevata e custodita dalla nonna che le aveva insegnato il suo mestiere di cucitrice.

La nonna era una vispa vecchietta, che apparteneva all'ultima generazione della repubblica, nella quale aveva vissuto allegramente nella prima gioventù, e rimpiangeva sempre quei bei tempi color di rosa, deplorando tutti i mali successivi come se fossero i soli frutti del secolo presente, e le naturali conseguenze del governo straniero che detestava a suo modo, cioè burlandosi dei tedeschi, della loro dabbenaggine e spilorceria che, messa a confronto col fasto e le pompe dei nobili del suo tempo, le pareva una vera miseria. Colpita dagli acciacchi della vecchiaia, che attribuiva in gran parte all'influenza dei tempi, conservava tuttavia il suo umore brioso, e raccontava piacevolmente le balordaggini attribuite ai tedeschi, sempre disprezzati dal popolo veneziano che li trattava da bambocci, non ignorando che erano entrati in Venezia non per merito di vittorie, ma per semplice effetto d'un trattato diplomatico, stipulato dall'Austria con Buonaparte traditore della repubblica. Fino l'ultima plebe di Venezia sentiva un certo orgoglio delle cadute grandezze dell'antico governo di San Marco, e calcolava che i tedeschi non conservassero il dominio che per la sola forza materiale prevalente, caduta per sorpresa, come un peso morto sulle spalle del leone, il quale appena aveva potuto muoversi se n'era liberato. E per tali idee il popolino Veneziano trattava i dominatori colla superiorità del disprezzo, dava del tu a tutti i soldati, si burlava della loro bonarietà, pareva sentisse che i suoi quattordici secoli d'indipendenza e di grandezza, gli dessero i diritti dei vecchi sui bimbi. La nonna Giovanna era stata moglie d'un marinaio della repubblica, di quelli che avevano accompagnato Angelo Emo sulle coste dell'Africa, e nell'ultima spedizione di Tunisi, e avvezza fino dall'infanzia ad ammirare la destrezza dei marinai veneziani nel maneggio del loro mestiere, si sbellicava dalle risa quando vedeva dei soldati tedeschi imbarazzati a condurre una barca di pagnotte nei canali, ove ingarbugliavano i remi dentro o sotto le altre barche, con pericolo di cadere in acqua, e il gondoliere che passava rapidamente, tenendosi ritto sulla gondola leggiera, li trattava da ragazzi principianti, e li canzonava, dicendo loro in aria di protezione: — «Andè a casa putei, che no i xe afari per vualtri!»

Divenuta vecchia la Giovanna doveva lavorar cogli occhiali, il lume della lucerna le indeboliva gli occhi sempre più, e la Gigia la mandava a letto per tempo, e lavorava soletta fino che il sonno le faceva cader la testa sul lavoro, ma non voleva che la povera nonna avesse a mancare di nulla.

— Quella sarebbe una donnetta per me!... pensava Michele, se dopo la guerra potessi stabilirmi a Venezia, a fare l'avvocato, perchè non sarebbe mai possibile di condurre quella colomba nella tana dell'orso; — chè con tal nome chiamava sempre suo zio.

E con tali idee si diportava colla fanciulla da vero galantuomo, senza dichiarazioni avventate e fuori di tempo, procurando di meritare la sua fiducia, e la sua amicizia, e di entrare nelle buone grazie della nonna, il che non era tanto difficile per un difensore di Venezia, — bastava che si mostrasse sempre pronto a respingere i tedeschi, e fosse di buon umore, e ben disposto a riconoscere che Venezia era la più bella città del mondo, e il governo della repubblica, il migliore dei governi.

Appena Tiziano prese possesso della camera vicina, Michele lo presentò alle sue nuove conoscenze, come un compatriotta, che quantunque fatto sposo d'una buona e brava ragazza tuttavia arrischiava la vita per la patria pensando che il dovere del buon cittadino deve passare prima di tutto.

Gigia ammirò la virtù del nuovo vicino, lo osservò col più vivo interesse, raccontò alla nonna la condizione del giovane....

— Deve essere un bravo figliuolo, rispose la nonna, non dico che il signor Michele sia da meno di lui... ma talvolta ha dei tiri da matto.

La Gigia ridendo raccontò a Michele il giudizio della nonna, ed egli le rispose:

— La nonna va perfettamente d'accordo con mio zio orso, e a guerra finita procureremo di combinare il loro matrimonio, così io ci guadagnerò una bella cuginetta.... e ridevano di cuore.