Il terreno sul quale camminavano i Cacciatori delle Alpi guidati da Calvi era molle e sabbioso, interrotto da pozzanghere e intersecato da rivoli che ora si allargano in estesi avvallamenti, ora si restringono in stretti canali, che si dividono e suddividono in varie guise e possono considerarsi come le vere vie di quelle paludi, ove le barche sono il solo veicolo possibile.

Quelle estesissime maremme sparse di stagni o laghetti salsi che si chiamano valli non hanno altre abitazioni umane che qualche misera capanna di pescatori. I Cacciatori delle Alpi avanzandosi cautamente in quel deserto, giunsero ove il terreno più asciutto è ridotto a coltura e sparso di case coloniche, e colà incontrarono il nemico, che fu subito attaccato vigorosamente e obbligato di retrocedere. Ma per snidare i tedeschi da tutte le case fu necessario distaccare dal corpo principale alcuni drappelli di militi, i quali scortando i contrabbandieri si sparsero in varie località, dovettero battersi isolati contro soldati dispersi, ed operare le requisizioni, mentre il corpo principale combatteva per respingere il nemico. Tutti i viveri raccolti si facevano entrare nelle barche e partivano per Brondolo. Tiziano entrato con alcuni suoi soldati in una casa ove si riparavano degli austriaci, li pose in fuga, e mentre i suoi tiravano dalle finestre sui fuggiaschi per obbligarli a sgombrare il terreno, egli ordinava a Giacomo Croda, che lo seguiva, di condur fuori della stalla i due buoi che vi si trovavano, e consegnava al colono il relativo certificato di requisizione.

Mentre si eseguivano tali operazioni, gli austriaci che si erano ritirati ritornarono alla carica, rinforzati da altri compagni, e intanto che Giacomo fuggiva coi buoi, Tiziano e i suoi cacciatori attaccarono nuovamente il nemico, lo obbligarono a ritirarsi, lo inseguirono per un bel tratto di strada, e si tenevano sicuri dell'esito dell'impresa, quando poco dopo s'avvidero dell'imprudenza d'essersi troppo inoltrati, vedendo sbucare da ogni parte gli austriaci che tendevano a circondarli. Per non cadere in mano del nemico non restava altro espediente che ingannarlo sulla loro direzione, tirare da una parte, e dileguarsi dalla parte opposta protetti dalle canne palustri che si alzavano dal palude. Così fecero per ordine di Tiziano, ed uno di qua l'altro di là se la svignarono con somma destrezza, mentre i tedeschi, indispettiti di vederseli sfuggire di mano quando credevano di averli presi, li cercavano da ogni parte, come cacciatori che inseguono la selvaggina arrestandosi e tendendo le orecchie, attenti ad ogni stormire di foglie per scoprire le traccie, frugando colle baionette nelle canne palustri, indirizzandosi dove udivano il minimo rumore; e talvolta quando credevano di aver scoperto un avversario nascosto, vedevano un anitrella selvatica che si alzava dalla macchia.

Le fucilate echeggiavano da ogni parte, il cannone risuonò nella valle per tutto quel giorno, gli italiani si ritirarono ordinatamente inseguiti dagli austriaci fino al punto ove giungevano le palle del forte di Brondolo che proteggeva la ritirata.

L'esito di quella sortita fu assai proficuo, poichè furono requisiti più di 300 animali bovini, oltre molti maiali, pecore, cavalli, e una grande quantità di provvigioni in vino, ovi, pollame ed altri viveri. Si fecero alcuni prigionieri al nemico, che ebbe molti morti e feriti, ma anche gl'italiani subirono delle perdite; e quando giunsero a Brondolo molti mancarono all'appello e si deplorava specialmente la mancanza del prode ufficiale Tiziano Lareze.

XV.

Tiziano sfuggendo dalle mani del nemico aveva un solo intento, quello di salvare il bottino che costituiva il trofeo della sua impresa. Quando Giacomo Croda era uscito dalla stalla coi buoi, egli lo avviò sul sentiero che conduce ad un bosco detto il pineto dei Nordi, col pensiero che penetrando fra gli alberi cogli animali sfuggiva al pericolo di essere veduto dal nemico.

Guidato da quest'idea prese la stessa direzione, e credendosi sicuro dai tedeschi che più non vedeva proseguì il suo cammino. Aveva smarrito i compagni, mancava d'ogni notizia sul suo corpo di truppa, ma avviandosi verso Brondolo non poteva ingannarsi, e presto o tardi sperava di giungere alla fortezza.

Ma appena penetrato nel bosco si accorse che era circondato dai tedeschi, i quali trasportavano i loro morti e feriti, e raccoglievano vari oggetti requisiti dagli italiani, poi abbandonati per qualche ostacolo insormontabile nella fretta del ritorno, o al momento d'imbarcarsi nei canali.

Trovandosi nell'impossibilità di proseguire la strada per raggiungere il suo corpo, si raggirò lungamente nel bosco fino a notte inoltrata, quando vide da lontano dei tedeschi armati di scuri che si dirigevano alla sua volta.