Era evidente che la povera bestia requisita il giorno prima, era stata perduta dai conduttori nella confusione della raccolta, e nella fretta di far avanzare tanti animali diversi per imbarcarli in tempo, prima d'un attacco nemico.

In tale supposizione la pecorella smarrita apparteneva al governo di Venezia che l'aveva pagata coi buoni, e bisognava condurla al suo destino.

Tiziano tirò di tasca il fazzoletto, lo assicurò al collo della pecora e cercò di trascinarla con sè, ben lieto di non ritornare ai compagni colle mani vuote. Ma la bestia invece di seguirlo si ostinava a pascolare l'erbetta appetitosa del bosco, e il giovane ufficiale procurava di farla camminare, ora invitandola colla mano come se le offrisse del sale, ora spingendola per di dietro. Intento a tali manovre non tardò molto ad avvedersi che la pecora era da latte, e questa gli parve davvero una stupenda scoperta. Aveva sete, e bisogno d'alimento, e il latte poteva soddisfare a queste due necessità; si mise dunque a mungerla con una mano studiandosi di raccogliere il latte nell'altra, ma ne poteva conservare assai poco.

Allora si decise di lasciarla pascolare in pace, e coricandosi a terra prese un capezzolo in bocca, come fosse un agnello, e assaporò lentamente e voluttuosamente quel latte caldo e sostanzioso, che fu per lui un vero balsamo, ed una colazione di gran lusso, per un povero soldato del blocco di Venezia, smarrito in un bosco.

Si è in tale deliziosa occupazione che venne sorpreso da una pattuglia austriaca, che gli arrivò addosso improvvisamente senza che l'avesse nè veduta nè udita. Appena un rumore di passi vicini gli fece alzare la testa, egli si vide circondato dai soldati tedeschi colle baionette abbassate.

Il caporale gli disse alcune parole in tedesco, che egli non intese, ma indovinò benissimo che gl'intimavano l'arresto.

Tiziano sbalordito restava seduto sull'erba guardando in faccia i soldati, senza rendersi conto della situazione. Ma quando dovette alzarsi e gli fu tolta la spada, e si trovò prigioniero fra i tedeschi, e vide che un soldato si tirava dietro la pecora, legata ancora col suo fazzoletto, che doveva servire come corpo del delitto di violazione del blocco, allora comprese la gravità della sua condizione, e si vide perduto.

Dopo d'averlo fatto camminare per un bel pezzo di strada, lo introdussero in una casa isolata, ove una sentinella faceva guardia alla porta, in fianco alla quale alcuni soldati fumavano la pipa. La pattuglia condusse il prigioniero in una camera invasa dal fumo del tabacco, nella quale sedeva un sergente davanti un tavolo coperto di carte, fiancheggiato da varie sedie vuote. Il caporale parlò al sergente in tedesco, e poi si tirò da parte coi soldati. Il sergente, che borbottava un po' d'italiano, spiegò in poche parole al prigioniero la sua condizione.

— Voi trovato pattuglia oltre linea plocco con pestia per introducione Vinedig!... Capitano assente — presto torna. — Voi sicuro poche ore fucilato dietro muro....

Poi rimettendosi in bocca la pipa, apparecchiò un foglio di carta, prese una penna, la intinse nel calamaio, e incominciò l'interrogatorio, domandandogli: